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Sotto la cenere il fuoco

ceneriLa storia non è lo scenario dove il bene e il male si combattono e Dio sta a guardare come va a finire. Egli è solidale con la mia storia, con la tua storia. Egli è lì dentro le storie degli uomini, combatte con noi, gioisce con noi, vince per noi e con noi. Dio che si è pienamente rivelato in Gesù Cristo, la Chiesa annunzia, celebra, accoglie e vive nel tempo santo della Quaresima. Un tempo che chiede al discepolo di diventare errante, senza fissa dimora in questa terra, abitatore di un deserto arido e nello stesso tempo fecondo. Il Mercoledì delle ceneri la Chiesa intraprende questo pellegrinaggio interiore ed esteriore, lasciando che le soste obbligate della preghiera, del diguno e dell’elemosina non siano dei miraggi lontani, da raggiungere in una mitica età dell’oro, ma delle sorgenti alle quali attingere in questo tempo favorevole e opportuno (2 Cor 6,2). Ci ritroviamo intorno, “all’austero simbolo delle ceneri”. Così presenta la liturgia il segno che la Chiesa compie nel giorno inaugurale della Quaresima. Austero, perché un segno spoglio, essenziale, consumato. simbolo perché, come la cenere rimanda al fuoco, così quel segno rimanda a ciò che di vivo e trasformante s’innesta nella vita del cristiano. La Quaresima, è dunque annunzio e profezia di un dono che già pregustiamo nel segno, seppur austero e fragile di ciò che è consumato. Non è forse questo l’itinerario quaresimale, l’incontro con un Amore consumato ed essenziale che ci conduce attraverso la pedagogia della Chiesa al vertice del dono: “li amò sino alla fine”? (Gv 13,1).

Davide Carbonaro
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