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Vita responsoriale

commento 17-03-19Abramo è condotto fuori da Dio, Gesù si muove con i suoi discepoli verso il monte, Paolo ci invita ad alzare il nostro capo rendendo visibile il tragitto verso la città del cielo che viene incontro alla città degli uomini. Insomma, la Quaresima ci chiede espressamente di muoverci, di staccarci dal torpore che annebbia i nostri sensi, di scrollarci di dosso le paure e le ansie che ci tengono stretti all’aridità del deserto, dove il “divisore” è a portata di mano con la sua astuzia e le sue ambiguità. Non siamo fatti per piangere la nostra polvere, ma per guardare in alto e per essere guardati dall’alto. Due sguardi s’incrociano: quello di Dio e quello dell’uomo. Due parole s’incontrano quella di Dio e quella dell’uomo. L’una si rivela e interpella, l’altra domanda e attende la risposta. Sta in questo movimento responsoriale il segreto della Quaresima e in definitiva, della nostra vita cristiana. Gli antichi amboni delle chiese medievali (l’ambone è il luogo liturgico dove ancora oggi si proclama la Parola di Dio), avevano dei gradini. Era necessario in questa forma architettonica della liturgia, che il lettore, il salmista ed infine il diacono, portatore dell’annunzio evangelico, salissero fisicamente in alto per attrarre lo sguardo di tutti, ed indirizzare lo sguardo di tutti su Dio che si rivela con parole di uomini. Così, accade ogni volta che nella liturgia viene proclamata la Parola di Dio, rivelatrice della divina bellezza, rugiada che scende dall’alto per sanare i cuori feriti e affranti. Il gesto del salire è icona della nostra condizione umana e spirituale. Noi non siamo fatti per la terra, per la città degli uomini, noi siamo fatti per il cielo, per la città di Dio. Ecco che i Padri e i Maestri di spiritualità, hanno indicato nel “salire”, nell’”ascesi”, il percorso che permette all’uomo di ritrovare se stesso, ma anche di lasciarsi trovare. Il tempo di Quaresima, la sua pedagogia divino-umana, comporta un ascendere lasciando; un salire abbandonando ciò che appesantisce il cuore, lo spirito, il corpo. Quaresima è dunque celebrazione nella propria carne dell’essenziale che seppur invisibile agli occhi, ci concede di guardare oltre i nostri orizzonti limitati. E’ tempo santo nel quale il Dio di Gesù Cristo ci prenda per mano, come un giorno fece con il nostro Padre Abramo, con Pietro, Giovanni e Giacomo. Saliamo anche noi accettando la fatica del distacco, sfidando la forza della gravità che ci tiene legati alla terra nostra madre, e affidandoci allo Spirito Santo che ci spinge tra le braccia di Cristo nel quale ci riconosciamo figli adottivi del Padre.

Davide Carbonaro
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