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Sogniamo un mondo senza pena di morte e schiavitù: Conversazione a San Giovanni Decollato

Conversazione1“E se poi i sogni si avverano?” Intanto mentre chiude il Giubileo della Misericordia per aprire i battenti verso la quotidianità, un singolare “pellegrinaggio” dentro il mondo delle condanne capitali e delle schiavitù contemporanee, è stato condotto a San Giovanni Decollato sede di una delle più antiche confraternite romane dedicate alla “Misericordia”. “Rendiamo grazie per questa immensa opera di carità- ha affermato in una nota il Vescovo Gianrico Ruzza, Ausiliare del Settore Centro -che ha segnato il passato della storia della nostra città. La pena di morte era un dato acclarato di tutte le culture giuridiche del passato, ma l’istituzione ecclesiale, attraverso la innovativa forma della Confraternita, ha inteso dare un senso escatologico e salvifico all’evento della morte per ottenere la salvezza eterna del condannato. Inoltre, ha proseguito il Vescovo Gianrico, notiamo anche come la stessa istituzione ecclesiale sia stata attenta a recuperare la dignità della vita delle famiglie dei condannati, aiutandoli e sostenendoli economicamente: immagine di una volontà non escludente nei confronti del condannato, e attenta ai bisogni materiali dei suoi congiunti. Facciamo fatica a comprendere le dinamiche di un percorso intellettuale e giuridico che è lontano da noi, ma riconosciamo che c’è una forte originalità e specificità che si compie proprio nella concretezza della Misericordia”. Ha condurre la serata giovedì 17 novembre, gli interventi di Stefania Tallei della Comunità di Sant’Egidio che da anni conduce nei Paesi retenzionisti una battaglia per l’abolizione della Pena di morte. Incoraggiata, tra l’altro da Papa Francesco che nell’ultimo suo intervento al Congresso USA ha affermato: “Faccio appello all’abolizione della pena di morte che non solo appoggio, ma offro sostegno  a tutti coloro che sono convinti che una giusta e necessaria punizione non deve mai escludere la dimensione della speranza e l’obiettivo della riabilitazione”. In tale prospettiva ha proseguito la Tallei, la nostra battaglia: “ha come obiettivo la difesa della vita dalla nascita alla morte naturale e il sogno di un mondo senza pena capitale, inaccettabile vendetta di Stato, conosce oggi una nuova stagione grazie all’impegno di Papa Francesco che a più riprese ha ripetuto: Non c’è pena valida senza speranza!La condanna a morte contraddice il disegno di Dio sull'uomo, la società e la sua giustizia misericordiosa” L’impegno solidale allora è affidato a fragilissime lettere di carte che molto spesso sono l’unico veicolo che raccoglie la profonda solitudine di chi attende la condanna nei bracci della morte. Si moltiplicano così gli “amici di penna” che intendono coltivare tale relazione solidale e spirituale. Fondamentali ha ricordato la Tallei, sono: “Gli impegni per l’accompagnamento dei familiari delle vittime al fine di accogliere la loro sofferenza e sostenerle nel cammino di riconciliazione”. Infine, la necessità di far fronte: “alla difesa legale dei condannati attraverso il sostegno socio-economico di coloro che sono usciti dal braccio della morte perché innocenti e l’accompagnamento nel reinserimento sociale; il sostegno alle famiglie dei condannati a morte anche dopo l’esecuzione; la preghiera per i condannati a morte e le adozioni di preghiera da parte di gruppi di cristiani”. Il pellegrinaggio è proseguito attraverso la testimonianza di Irene Ciambezi della Comunità Giovanni XXIII, sul versante delle schiavitù odierne soprattutto la tratta delle prostitute e la mercificazione del corpo umano. Nei racconti di redenzione sappiamo che: “E’ di 7000 il numero delle donne che in Italia sono uscite dalla ‘rete della prostituzione’. Di queste tantissime sono minorenni, cadono nella tratta perché imbrogliate, raggirate e usate come fonte di guadagno. Questo è un fenomeno molto diffuso e ‘le unità’ di strada dell’Associazione Giovanni XXIII si impegnano su questo fronte  della tratta degli esseri umani che su scala mondiale è in continua crescita ed è al secondo posto nelle attività criminali, dopo il traffico di armi e droga”. Occorre spezzare queste reti che spesso ci rendono complici, ha affermato la Ciambezi; è necessario vederli questi volti per le strade, desiderosi di essere conosciuti nella propria bellezza”. Di vera e propria “ricostruzione umana e spirituale” spesso hanno bisogno queste vittime della tratta. Inoltre ha proseguito la Ciambezi bisogna interrogarsi su “che cosa vuol dire liberare?” E’ il compito della Chiesa che è in prima linea nello “strappare dalla schiavitù queste membra fragili ed esercitando misericordia e giustizia, continua a ricordare che l’uomo non è il suo peccato”. Così mentre ci sono  “occhi si ostinano a non vedere”, è necessario non stancarsi di promuovere la bellezza e
la dignità della persona umana”.
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