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Papa Francesco prega per i martiri nella Basilica di San Bartolomeo

Bartolomeo1Una cerimonia semplice nel giorno dell’anniversario del rapimento dei vescovi ortodossi di Aleppo Mar Gregorios Ibrahim e Paul Yazigi quella con cui Papa Francesco ha reso omaggio ai nuovi martiri nella basilica di san Bartolomeo all’isola Tiberina. Accolto da una folla festante e dopo essere rimasto a pregare in silenzio davanti alla pala d’altare che ricorda i testimoni della fede, Papa Francesco ha ascoltato il saluto di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio a cui è affidata la basilica che dal 1999 per volere di san Giovanni Paolo II è dedicata ai nuovi martiri. «In un tempo segnato da violenza, guerra e terrorismo – ha detto Riccardi – c’è bisogno di vittoria: ma non dell’una o l’altra parte, ma della pace e dell’umanità. Non siamo condannati a essere spettatori spaventati». Riccardi ha poi pregato per il prossimo viaggio del Papa in Egitto. Dopo le testimonianze di parenti e amici di «nuovi martiri» (Karl Schneider, figlio di Paul, pastore della Chiesa Riformata, ucciso nel 1939 nel campo di Buchenwald; Roselyne, sorella di padre Jacques Hamel, assassinato a Rouen, in Francia, e Francisco Hernandez Guevara, amico di William Quijano, un giovane di Sant’Egidio in Salvador, ucciso nel settembre del 2009),  il Papa ha ricordato «tanti cristiani uccisi dalle folli ideologie del secolo scorso, e anche oggi uccisi solo perché discepoli di Gesù. Il ricordo di questi testimoni antichi e recenti ci conferma nella consapevolezza che la Chiesa è Chiesa se è Chiesa di martiri (…) E ci sono anche tanti martiri nascosti, quegli uomini e quelle donne fedeli alla forza mite dell’amore, alla voce dello Spirito Santo, che nella vita di ogni giorno cercano di aiutare i fratelli e di amare Dio senza riserve». «Quante comunità cristiane oggi sono oggetto di persecuzione – ha aggiunto il Papa – Perché? A causa dell’odio dello spirito del mondo. Di che cosa ha bisogno oggi la Chiesa? Di martiri, di testimoni. La Chiesa la portano avanti i santi. I santi di tutti i giorni, quelli della vita ordinaria, portata avanti con coerenza; ma anche di coloro che hanno il coraggio di accettare la grazia di essere testimoni fino alla fine, fino alla morte». Poi il Papa ha aggiunto a braccio il  commovente racconto di un profugo musulmano di Lesbo a cui i terroristi hanno sgozzato la moglie cristiana che si era rifiutata di profanare il crocifisso e ha poi definito i campi profughi campi di concentramento «perché i campi di rifugiati, tanti, sono di concentramento per la folla di gente, e sono lasciati lì… i popoli generosi che li accolgono devono portare avanti questo peso perché gli accordi internazionali sembra siano più importanti dei diritti umani». Al termine della sua visita Francesco ha incontrato un gruppo di rifugiati accolti dalla Comunità di Sant’Egidio. Tra questi, Tadese Fisaha, giovane eritreo sopravvissuto di Lampedusa, che ha donato al Papa una cartolina raffigurante i volti delle vittime del terribile naufragio del 3 ottobre 2013.

24 aprile 2017
Ultima modifica il Martedì, 20 Giugno 2017 10:45

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