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L’amore unità di misura

commento 28-10-17Il mantello del povero è la pelle di Dio. Già, perché lui si è coperto della nostra umanità è diventato solidale con noi con le nostre povertà il nostro essere stranieri e migranti sulla terra, alla ricerca di una patria che è la mano potente dell’Altissimo. Quando Dio nel dialogo con l’uomo  fa appello al ricordo nella sua forma imperativa, non fa altro che chiedere di accordare il nostro cuore alle azioni e scelte che possiamo e dobbiamo compiere per noi e per gli altri. Il ricordo è una sorta di unità di misura che ha il suo vertice nell’amore. Nel momento della prova, quasi alla vigilia della sua consegna nelle mani degli uomini, Gesù si fa testimone di un amore che sfida l’ingratitudine e che fa appello alla libertà del dono. La prova Gesù l’ha vissuta sulla sua pelle all’inizio del ministero, condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal divisore. Quella prima vittoria è preludio della definitiva che non è certo il superamento della dottrina degli Scribi e dei Farisei, ma la testimonianza con il dono della vita che il Dio rivelatosi ad Israele è suo Padre, sorgente dell’Amore unico e indiviso. La domanda posta a Gesù poteva sembrare scontata e banale come anche la risposta. Da un buon Rabbino bisognava aspettarsi quale indirizzo teologicamente corretto: la santificazione del Sabato. Ma Gesù spiazza, confermando ancora una volta il primato dell’umano rispetto all’istituzione. Anzi conducendo gli ascoltatori nel cuore stesso della legge che è il cuore dell’uomo: l’amore. Il verbo amare è coniugato da Gesù al futuro, perché se ti fermi al presente, se rimani prigioniero e ti senti arrivato, non dai più una mano a Dio per costruire il suo Regno. Gesù non dice di un amore astratto, filosofico, razionale, ma ti chiede di amare con il suo amore che non è esclusivo, ma inclusivo, che non ruba niente a nessuno, ma ti chiede di entrare a casa sua non da solo ma con gli altri. Ecco perché la richiesta di amare il prossimo come se stessi non è un’appendice opzionale, ma è specchio della relazione intima che poniamo in Dio con affetto ed intelligenza. “L'amore del prossimo, era un precetto ben noto della legge antica, nel fatto che le due parole insieme, Dio e prossimo, fanno una sola parola, un unico comandamento. Dice infatti Gesù: il secondo è simile al primo. Amerai l'uomo è simile ad amerai Dio. Il prossimo è simile a Dio, il fratello ha volto e voce e cuore simili a Dio. Il suo grido è da ascoltare come fosse parola di Dio, il suo volto come una pagina del libro sacro”.
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