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Attesa: allenamento del cuore

commento 12-11-17E’ Gesù che ritarda o siamo noi che manchiamo agli appuntamenti? Ogni anno è irrinunciabile questa provocazione che la liturgia butta ai margini dei nostri torpori ecclesiali, mentre siamo occupati di altro, rispetto all’Altro che cerca e veglia con sapienza su ogni creatura. Ritorna il tempo dell’attesa, esercizio di umiltà e pazienza che allena il cuore, che favorisce la disponibilità, che centellina il poco perché diventi molto. Il rischio e sempre lo stesso: quello a cui faceva appello il cuore inquieto di Agostino: Timeo Domine transeunte: ho timore del Signore che passa, senza accorgermi che è misteriosamente vicino a me più di quanto possa immaginare o sperare. Allora giunge a proposito al termine dell’anno liturgico la parabola delle vergini. L’attesa è segnalata dai tratti che individuano queste ragazze da marito e in fondo ciascuno di noi: miscuglio di saggezza e stoltezza. Gli strumenti ci sono stati forniti, sono in nostro possesso: le lampade l’olio, lo spazio della festa. Sta a noi coltivare l’attenzione dell’intelligenza e del cuore perché l’attesa non sia imprigionata dal sonno e dai sogni, ma si misuri con la durata della notte e la quantità dell’olio custodito nella lampada. Così la voce dello Sposo si erge inconfondibile in quella notte che non è la totalità dell’uomo e neanche il suo fine ultimo. Quel grido è annunzio della risurrezione che invita ad uscire fuori e ad andare incontro. Se lo desideriamo così il Dio di Gesù Cristo: Egli è colui che viene incontro a noi nelle nostre notti e ci invita a venire alla luce, segreto della nostra esistenza. E quelle dieci ragazze da marito a cui Gesù paragona il Regno di Dio? E’ questione di pieno e di vuoto riconducibile al bene e al male. Si può vivere da discepoli una vita vuota e spenta  ed una piena ed accesa, sta a noi la scelta! Lo Sposo verrà comunque. E’ questione di responsabilità nel senso di dare risposte coerenti al nostro vivere da discepoli. L’appello della Sapienza sa dire no alle impossibili deleghe, non è questione di egoismo ma coraggiosa profezia che spinge alla conversione del cuore. Il Signore ci chiederà conto dell’olio e di come lo abbiamo usato, per rischiarare della sua e non della nostra luce le notti dell’umano nell’attesa del suo ritorno. Tale responsabilità personale non è sostituibile ne delegabile. Coraggiose queste ragazze che si mettono in cammino al buio, difese solo da una flebile luce. E’ il cammino della Chiesa di sempre che sfida la notte della storia, nel suo fragile corpo unto dallo Spirito che riflette ed annuncia l’alba della resurrezioni.
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