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“Signore quando mai?”

commento 26-11-17E’ come se questa parabola posta da Matteo nei giorni ultimi del ministero messianico di Gesù, raccogliesse in una mirabile sintesi quanto egli ha detto e ha fatto. Il suo sguardo sugli ultimi e i poveri, sugli ammalati e gli esclusi. La sua mano su chi è piagato dalla vita e dal giudizio degli altri. Così l’umile maestro di Nazareth acclamato Re e Pastore mentre entra nel cuore di Gerusalemme che uccide i profeti e custodisce il segreto grido dei giusti, siede sul trono della croce per dire che l’amore è l’unica misura la quale raccoglierà le parole e i gesti dei discepoli di ogni tempo. Riceviamo che cosa? Quanto abbiamo già preparato, quanto già è a noi noto. Vivremo lo stupore dei semplici: “Signore quando mai?”. Già perché accogliere l’umano bisogno, le esigenze del cuore non fa rumore, ma scrive la storia, edifica con pazienza il Regno, ne è il suo intimo lievito. L’eredità c’è stata data in anticipo, non la dobbiamo acquistare né conquistare, ma è in quei sei tratti che costituiscono il volto del Figlio dell’uomo e di ogni uomo sulla terra. Lì, dentro la fame, la sete, lo scarto, la nudità, le ferite, la prigionia, ritroviamo il volto di Dio e il volto dell’uomo, intimamente congiunti. Lì, dentro gli affaticati e oppressi della storia ritroveremo le nostre fatiche, i dubbi, le ferite insieme a tutto il bene che possiamo fare e ricevere. Allora la sorpresa sarà, che alla fine, non incontreremo  il Dio con il dito puntato e con la calcolatrice, ma colui che raduna tutti accanto a sé, pecore e capre. Ci saremo tutti chi lo ha accolto subito; chi ci ha ripensato e ad intermittenza e con fatica lo ha seguito; chi ostinatamente  lo ha rifiutato. Il nostro re, un Dio folle, pazzamente innamorato dell’umanità tanto da nascondersi nei gesti feriali di chi soccorre la miseria altrui, il disagio dei piccoli, le lacrime degli afflitti, il sopruso dei poveri. Lo avete fatto a me! Cosa sarà questo giudizio che temiamo, che coloriamo di paura, falsando ancora il volto del bel buon Pastore? Una occasione perduta che ci farà appunto esclamare; “che peccato!”. Ti ho avuto a portata di mano e non mi sono accorto di te. Mi hai raggiunto in quella mano aperta e sono passato oltre, mi hai fatto tanti doni e li ho tenuti per me! Che peccato! Il giudizio ce lo daremo noi se avremo fatto o non fatto se avremo accolto o non accolto, se avremo amato o non amato. In questo svelamento ultimo della verità su Dio e sull’uomo solo l’amore dato e ricevuto rimarrà, tutto il resto sarà bruciato nel “fuoco inestinguibile” perché non aveva niente a che fare con me. Il Re Pastore che “passa in rassegna” il suo gregge disperso: radunerà, fascerà, curerà, pascerà, vaglierà tutto nel suo inimmaginabile amore.


Ultima modifica il Sabato, 25 Novembre 2017 08:34
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