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L’arte dell’attesa

commento 02-12-17Un nuovo anno liturgico perché le nostre vite siano messe nelle mani del divino vasaio che plasma i cuori e restituisce forma a “chi vaga lontano dalle sue vie”. Argilla rimescolata con sapienza e restituita alla bellezza originaria, ecco la speranza che questo gioioso tempo accende nel cuore dei discepoli di Gesù. Vasi di creta le nostre vite che richiedono attenzione, che bisogna maneggiare con cura, rischio la frattura. Ma il Dio che squarcia i cieli al grido dell’uomo ferito ed errante è disposto a nuovi inizi, ad assemblare l’attenzione del cuore umano nell’incrocio di strade e di sguardi che rigenerano la vita. Ecco il “Vangelo dell’Avvento” la buona notizia “per i ribelli dal cuore duro”. Non è una sorda paura che nasconde il volto alla presenza del Veniente, ma inversione di marcia, gioiosa conversione che distoglie il cuore dalle “iniquità che ci portano via come il vento”. Noi affascinati dal tutto e subito, entriamo dentro questa scuola dell’attesa faticosa ma vera, in quei frammenti di mistero concesso, che toccano la vita nel suo umano fiorire e maturare. “Noi vogliamo vedere troppo in fretta il tutto e Dio invece si fa vedere pian piano. Anche la Chiesa deve imparare questa attesa” (Papa Francesco). Il Vangelo conosce il tempo umano, le sue “vigilie”: la sera, la mezzanotte, il canto del gallo, il mattino. Conosce anche il dormiveglia dei discepoli e il rimprovero di Gesù: “non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me”. Al portiere che rimane a vigilare la soglia della casa, è dato il segreto della notte che avrà l’ultima parola sulla speranza dei discepoli. L’umanità veglierà nella notte della Pasqua insieme al suo Maestro e Signore e quella sosta gioiosa darà forma e riempirà l’attesa del suo ritorno, unica risposta all’inquietudine del “quando verrai?”, solletico dell’umana curiosità, sonno del discepolo adagiato ai suoi tempi e non a quelli di Dio. Cosa svuota l’attesa dall’attenzione? Lo smarrimento del volto di Dio, lo sguardo distolto da lui. Sono le sue mani che ci restituiscono la somiglianza, mentre agiscono nella storia attraverso il nostro vigile operare. Egli si fida di me e di te, e mette il mondo nelle nostre mani. Il tempo di Avvento ci risveglia all’attenzione su Dio su noi stessi e sugli altri. Stagione di responsabilità dunque, e di risposte sincere, che non ci permettono di vivere il tempo in superficie, ma carichi di tutti i “carismi” andare al midollo della vita ricapitolandola verso il suo fine.
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