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P. Ippolito Marracci OMD cantore dell’Immacolata Concezione

marracIppolito Marracci svolse un instancabile lavoro in campo mariologico da raggiungere il Guinness dei primati per le pubblicazioni a soggetto mariano. Nonostante la salute precaria, egli compose da solo 115 libri su Maria, di cui 32 dati alle stampe, 52 rimasti manoscritti e 31 smarriti e finora non rintracciati. Nato nel 1604 a Torcigliano (Lucca), primogenito di 11 figli, entra a sedici anni nell’ordine dei Chierici regolari della Madre di Dio, viene poi consacrato presbitero e inviato a Roma a s. Maria in Campitelli (1629) dove, perfezionati gli studi al Collegio romano, per sei anni svolge l’ufficio di parroco (1635-38, 1648-51) e per nove anni di rettore della comunità. Riassumendo le varie attività svolte dal Marracci, G.M. Roschini lo definisce «il più fecondo mariologo d’ogni tempo, il più importante bibliografo mariano, il più grande storico del culto reso dai secoli alla Vergine, uno dei più efficaci promotori della devozione mariana, il più fecondo apologeta della concezione senza macchia, e, infine, il martire dell’Immacolata» . Infatti già l’8 dicembre 1632, all’età di 28 anni, Marracci si era offerto a Maria «come servo e schiavo perpetuo» firmando la formula con il suo sangue. Egli si richiama a questo voto per obbligarsi a lavorare senza sosta per la sua Signora. Nel soggiorno romano Marracci è sottoposto a due processi dottrinale e disciplinare che gli procureranno grande sofferenza. Nel 1655 viene pubblicato a Firenze a insaputa di Marracci la sua opera Fides caietana in controversia Conceptionis B.V. Mariae, in cui contesta al celebre domenicano card. Gaetano l’affermazione che quindici santi, da Ambrogio a Vincenzo Ferreri, fossero contrari all’Immacolata Concezione. Raimondo Capizucchi, maestro dei sacri Palazzi, ravvisando nella pubblicazione una disobbedienza alla legge di Urbano VIII che esigeva per ogni libro degli abitanti dello stato pontificio l’approvazione dello stesso maestro, condanna Marracci al domicilio coatto, nonostante la sua dichiarata innocenza e di estraneità alla pubblicazione. Scontata questa pena per 23 giorni, Marracci dopo la stampa di altre sue due opere, viene di nuovo convocato da Capizucchi e minacciato del carcere a vita se si permettesse di stampare a Roma e di due anni di carcere se fuori di essa (29 maggio 1663). Ma egli ottiene da Alessandro VII la revoca della sentenza con decreto del nuovo Maestro dei sacri Palazzi, Giacinto Libelli (30 agosto 1664). Nello stesso anno viene stampata a Bolzano un’altra opera di Marracci Alloquutiones pacificae pro Immaculata Conceptione Deiparae Virginis Mariae. Questa suscita l’intervento punitivo di Libelli che recatosi a s. Maria in Campitelli sequestra tutte le opere di Marracci (3 luglio 1665), poi lo sospende a divinis e lo condanna al domicilio coatto per 63 giorni, che in settembre viene prorogato per altri 4 mesi e gli proibisce inoltre di allontanarsi da Roma per altri 10 mesi. Il processo si conclude con severissime pene: scomunica, interdetto di predicazione e insegnamento, privazione della voce attiva e passiva (6 novembre 1666). Bisognerà attendere il 21 gennaio 1671 per la piena riabilitazione di Marracci da parte del Sant’Offizio con l’assoluzione da ogni censura e la decisione di restituire le opere sequestrate. L’atteggiamento di Marracci in questo processo è ispirato all’obbedienza e all’accettazione della sofferenza. Da molti amici che vanno a trovarlo per congratularsi con lui egli è considerato «martire dell’Immacolata». Muore santamente nel 1675. In realtà Marracci ha elaborato un vasto programma di pubblicazioni in onore della Madre di Dio, che ha cercato di realizzare con un impegno costante. Possiamo classificare le sue opere in quattro gruppi che mostrano i centri d’interesse intorno ai quali sono organizzate. Invece di procedere alla trattazione della devozione alla Vergine l’autore preferisce raccontare la vita di 2.276 personaggi dal punto di vista mariano. Egli dedica le sue monografie storiche alle varie categorie: pontefici, apostoli, fondatori, vergini, re, cardinali, imperatori, vescovi, spose di principi, principi, profeti, religiosi, martire. Parallelamente alle testimonianze dei devoti di Maria, Marracci concepisce «l’idea di una grande biblioteca mariana» in 16 volumi (uno per secolo) che ripubblichi le opere mariane prodotte dagli autori cristiani. Può realizzare in parte il suo progetto pubblicando sotto il nome di Mariale la raccolta delle opere mariane di s. Germano di Costantinopoli, Leone imperatore, Isidoro di Tessalonica, Adamo di Perseigne e s. Giuseppe innografo. Attinente a questo gruppo è la Polyantea mariana (1683), una specie di enciclopedia dove in ordine alfabetico recensisce i titoli e i simboli riferiti dai padri e teologi a Maria. Questa costituisce «un crescendo sempre più netto» nella vita di Marracci, che di fronte alle interpretazioni antimmacoliste dei domenicani diviene «l’acerrimo propugnatore dell’Immacolata Concezione». Nelle sue varie opere (Fede gaetana, Trutina mariana, Meditamenta, Allocuzioni pacifiche…) mira a scardinare le prove addotte dalla sentenza opposta e nello stesso tempo punta su due argomenti che stabiliscono la verità dell’Immacolata Concezione e la rendono definibile: il sensus fidelium e la celebrazione liturgica. Marracci acquisisce fama con la Bibliotheca mariana in 2 volumi pubblicata nel 1648 in cui recensisce 6.000 opere mariane composte da 2678 autori (cui aggiunge quelle di oltre 1000 autori nell’Appendix pubblicata postuma nel 1683). Non tutto regge alla critica attuale, ma l’opera costituisce il primo grande tentativo di classificare l’immenso materiale elaborato nei secoli cristiani in onore di Maria.
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