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Il di-segno di Betlemme

commento 25-12-17Il Messia. Israele lo attendeva: portentoso, condottiero, liberatore, rivestito di potenza regale. Dio delle sorprese! Un piccolo, nato da donna, destinato a ben altro governo. Signore del cosmo e della storia, mentre il tempo scorre ritmato dalle imprese dei potenti (Lc 1,1-2) che segnano le epoche, computano gli anni, i mesi i giorni. L’evangelista Luca intreccia in modo singolare la grande storia dell’umanità con la storia del Messia che nasce a Betlemme. Il conteggio degli uomini di tutta la terra (censimento) con la salvezza di ogni uomo sulla terra. La grandezza dei potenti (Cesare Augusto, Quirino) e la miseria degli ultimi (Maria Giuseppe i pastori). E’ il bambino di Betlemme che riempie la storia, dischiude il tempo alla novità, compie la salvezza. Il natale del Messia, sgorga dal cuore di Dio e s’incunea nel vissuto della storia umana ed è dentro questa storia che ancora oggi attende di essere cercato, riconosciuto, accolto. Come ai pastori offre anche a noi le tracce della sua presenza amorosa: l’inconfondibile linguaggio  del Vangelo che rivela la gloria di Dio, ci fa umili, ci mette in cammino, riempie il cuore di gioia, ci dona il nome nuovo dei salvati. Chi è questo bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia? La notte di Betlemme non annunzia forse un’altra notte; quella della  deposizione di un cadavere martoriato e crocefisso; e quelle fasce non sono forse le tracce di una donazione estrema? La corsa dei pastori non assomiglia  forse a quella delle donne e dei discepoli che vanno al sepolcro per accogliere l’annunzio della resurrezione? Il segno non è indicativo del luogo dove Gesù fu deposto, con le bende che giacciono libere, non costrette? (Lc 23,53; 24,12; Gv 20,5-7). La buona notizia del Natale allude al  segno supremo della Pasqua. Il Messia crocefisso, morto, deposto nel sepolcro, avvolto in bende: è risorto. Inconfondibile «segno» di Giona offerto a noi quale misura comprensibile degli eventi (Lc 11,29). Questi segni possono essere decifrati solo dal cuore docile e allenato all’ascolto. Luca, alla concitazione dei pastori (Lc 2,16) contrappone l’atteggiamento di Maria che mette insieme nel suo cuore le parole e gli eventi accaduti. Per Maria l’atteggiamento è essenzialmente contemplativo. L’ordine dei verbi «conservare» e «meditare» (letteralmente mettere insieme) è ricco di significato. Non sono solo le labbra a porre domande sugli eventi, ma è il cuore, luogo della memoria e della decisione fattiva, a dare il giusto significato a ciò che accade. Maria non è solo colei che partorisce e accudisce il Bambino di Betlemme, ella è capace di comprendere profondamente i segni perché è donna fedele che ascolta, aperta al mistero. Già appare il compito ecclesiale della Madre del Messia: lei è memoria continua della rivelazione del Figlio ed il suo cuore docile è la misura del vero discepolato.
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