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Lasciare per ritrovare

commento 21-01-18Marco ci invita alla sorgente del Vangelo quasi a farci dissetare dentro quelle prime parole di Gesù che rappresentano la cifra della vocazione umana e cristiana. Se Paolo da una parte, si riferisce ad un “tempo breve” letteralmente “arrotolato” e in un’altra lettera “ricapitolato in Cristo”, Marco segnala il “tempo compiuto”, pieno, traboccante dell’amore di Dio.  In questo frangente del tempo il discepolo che ha ritrovato la voce di Gesù di Nazareth nel suo quotidiano, non sta con le mani in mano,  non si chiude nell’intimismo della scoperta o non fugge di fronte al “peso” della divina proposta, ma con franchezza attraversa “la grande città” per annunciare quanto ascoltato. Gesù è “viandante” lo è il suo Vangelo, lo sono i suoi seguaci di ogni tempo. Il cristianesimo non è immobilismo, riproposizione del tradizionale, ma gioiosa e intelligente creatività che entra dentro le piaghe del cuore, dove i verbi dell’avere, del piangere, del gioire dell’usare non si coniugano più nella precarietà dell’esistere, ma nella solidità del dono di vita piena ricevuta dal Rabbì di Nazareth. Così mentre passano gli scenari di questo mondo arrogante, narcisista, ripiegato su se stesso, si aprono, per chi si lascia incontrare, orizzonti nuovi pieni di speranza. Vangelo: buona notizia, dentro le parole vuote  di  una umanità che non sa più gioire davanti agli occhi pieni di cielo di un bambino, o di fronte alla fatica del passo di un anziano carico di memoria. Vangelo è: lasciare per ritrovare, e questo accade ogni volta che nella mia esistenza mi misuro con la sua statura, con la forza trascinante del suo Verbo che non minaccia ma fa vivere. Siamo condotti dall’Evangelista Marco tra le sponde di quel mare che tale è nell’immaginario di uomini che hanno iscritta nel DNA la rudezza del deserto. Eppure qualcuno si adatta a scandagliare le profondità dell’abisso e trarne la vita per i propri figli. Pescare: mestiere della pazienza e della ricerca, delle notti insonni per portare a volte altro che il nulla. E’ la fatica dei giorni. In questo quotidiano dell’umano vivere, Gesù passa per riaccendere di fiducia il cuore umano. Intercetta con il suo sguardo carico di compassione e di amore per la nostra umanità gesti semplici: reti gettate nel mare, altre cucite dalle mani nodose e bruciate dei pescatori. A quella gente attenta al lavoro delle proprie mani Gesù dice: Dio ti sta accanto, è vicino a te. E’ bastata quella parola carica di novità a mettere in atto l’imperativo che da essa dipende: “vieni dietro a me!”. Non è facile lasciare gli affetti (Padre) e la sicurezza economica (reti) per chi ti ha detto che è possibile giocarsi la vita perché Dio si è fatto vicino a te. Quegli uomini lo hanno fatto, ora tocca a noi voltarci indietro e incrociare tra i tanti lo sguardo del Nazareno.


Davide Carbonaro
Ultima modifica il Sabato, 20 Gennaio 2018 15:23
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