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Dignità e unità

commento 28-01-18Autorevolezza. Ne abbiamo tanta nostalgia. Allora dobbiamo tornare a questa pagina del Vangelo che coniuga autorevolezza ed obbedienza nel momento in cui la parola ed il gesto sono uniti, sono autentici, si alleano con l’uomo nella lotta contro lo spirito del male. E’ nella Sinagoga di Cafarnao: “villaggio della consolazione” che Gesù, il giovane Rabbi di Nazareth, manifesta la sua autorevolezza con un “insegnamento nuovo”. La gente se ne accorge, percepisce di fatto una parola ed un gesto che sono alleate con la vita e con la libertà del cuore umano. Nella Sinagoga casa dell’insegnamento, scuola della Legge, sacrario dove la memoria si fa presenza, la Parola s’incarna, riempiendo gli occhi dei presenti dello stupore liberante, dell’attrazione di chi si innamora. Comincia qui il “prodigioso duello” che culminerà sulla croce dove il male sarà definitivamente sconfitto e all’uomo come figlio sarà restituita la forza della parola di vita.  “Vi era un uomo posseduto…”. A chi appartiene l’uomo, chi lo possiede?” Gesù viene a riprendersi Adamo sballottato e diviso nel suo cuore e nella sua intelligenza. Lo riporta a casa. La questione del “possesso” è una delle piaghe umane, è l’inizio della prigionia della persona. Siamo posseduti da noi stessi, dal nostro io, lo siamo dagli altri dando loro potere di usarci a piacimento, lo siamo del male che gioca a nascondino dentro i labirinti dell’umano. Nessun potere ti sarebbe stato dato se non quello che viene da Dio, risponderà Gesù a Pilato nel momento in cui “l’Uomo” si manifesta nel potere regale del Crocifisso. Lì il potere è capovolto, è finalmente liberato dalla paralisi del controllo, restituito alla regalità del dono e del servizio. Gesù lascia senza parole il divisore, anzi lo “mette sotto la sua Parola” tanto che la gente afferma: “anche gli spiriti impuri gli obbediscono”. Se da una parte il male tace perché riconosce un “potere” più grande di lui, i discepoli di Gesù non potranno tacere che egli passò beneficando e sanando tutti coloro che erano sotto il potere del divisore. Dobbiamo dire con l’autorevolezza di Gesù “taci” a chi usa le parole per affermare se stesso. Si vuole superare la propria fragilità con l’annientamento della personalità altrui. Sembra che uno “spirito impuro” sia oggi all’opera compiacendosi del male procurato, che diventa fonte di affermazione di sé. Solo annunciando il Vangelo, conducendo l’uomo “sotto la Parola”, che il male non avrà né spazio né parola. Gesù ha fatto sua la “grande voce” dell’uomo diviso di Cafarnao quando sulla  Croce nel suo alto grido, ha restituito all’uomo la sua dignità e la sua unità.

Davide Carbonaro
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