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Una manciata di terra tocca il cielo

commento 25-02-18Anche se i vostri peccati fossero rossi come scarlatto diventeranno bianchi come neve (Cf. Is 1,18) ammonisce il profeta a più riprese in questo santo tempo di Quaresima. Nella odierna pagina del Vangelo, Marco racconta che sul monte le vesti di Gesù divennero bianchissime. Dio parlando le parole degli uomini ci comunica anche le sensazioni più belle, quelle che l’uomo può comprendere con gli occhi e con il cuore. Il bianco, la luce, la somma dei colori. E’ non riserva forse la Bibbia  a Dio l’atto stupendo di essere il creatore della luce, parola prima che apre il racconto di Genesi: “Sia la luce!” (Gen 1,3). O nel prologo di Giovanni non si riserva al Verbo che è Dio l’attributo di essere la luce che illumina ogni uomo? (Cf. Gv 1,9)  C’è una continuità nella storia della salvezza e nel progetto che Dio ha di liberare e salvare  l’uomo, riportando alla luce i tratti della sua dignità di figlio. La trasparenza del bianco riferita dal profeta e la presentazione del mistero della divina umanità di Gesù trasmessa da Marco, sono risposta alla profonda nostalgia del cuore umano: il desiderio di un volto e di una voce che vanno oltre l’effimera caducità delle cose che passano.  Mostraci il tuo volto! (Cf. Sal 27,8)  E’ tra le suppliche più belle della preghiera biblica, Si! Perché la sentiamo vicina, consona al desiderio profondo del nostro cuore. Una domanda che parte dalla terra, dall’uomo fatto di polvere e giunge al cielo dove Dio appare prima dell’aurora, prima di ogni cosa creata. In effetti, i Padri della Chiesa riferiscono di “una luce increata” (Cf. Gregorio di Nissa) che Gesù consegna sulla cima del monte. I contrasti di quella luce apparsa sul Tabor riflettono sul volto dei discepoli d’ogni tempo. Marco racconta nel suo Vangelo che Gesù: “fu trasfigurato davanti a loro”. Quella esperienza segnò la memoria dei testimoni, soprattutto di Pietro che riferisce tracce di quel ricordo in una sua lettera nella quale con franchezza afferma che “non siamo andati dietro a favole”. “Questa voce noi l'abbiamo udita discendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte!”. E ora, riferito ai lettori, ma  a tutti noi, “fate bene a volgere l'attenzione come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e non sorga nei vostri cuori la stella del mattino”( Cf. 2 Pt 1, 16-19). la luce sorge per noi, il tempo di Quaresima è un tempo di luce, un tempo favorevole nel quale, attraverso la luce della Parola “lampada che brilla” in mezzo a tante oscurità della nostra storia, rischiariamo la profondità del cuore. E’ il tempo per eccedenza riservato all’illuminazione, così i primi cristiani chiamavano il sacramento del Battesimo (Cf Eb Eb 6,4). Il tempo della Quaresima nasce come cammino che di luce in luce, porta alla luce della Pasqua di Cristo Gesù il Figlio! Nella notte santa rischiarata dal tenue chiarore del cero pasquale, la Chiesa canterà la sua gioia affermando che quella fiamma che rischiara la notte degli uomini sia trovata accesa dalla stella del mattino Gesù Cristo (Cf. Preconio pasquale).

Davide Carbonaro
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