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Il Cenacolo, il Soffio e la Parola

commento 08-04-18Il Cenacolo: “luogo” irrinunciabile per i discepoli del Signore. Il suo continuo riferimento in questi giorni pasquali permette di incontrare e contemplare il crocifisso risorto, colui che ha vinto e ci ha fatti passare dalla morte alla vita. Gli Atti ed il Vangelo mettono in stretta relazione il Cenacolo con eventi che in esso sono accaduti, e che continuano ad accadere oggi. Il Cenacolo! Luogo di annunzio della buona notizia e testimonianza della resurrezione del Signore. Anche noi con il cuore pieno di gratitudine dopo aver attraversato i giorni della grande tribolazione ed essere saliti con il nostro maestro a Gerusalemme, entriamo silenziosi dentro il Cenacolo. La forza revocatrice di questo luogo consegna ai discepoli di ieri e di oggi i gesti più belli ed intimi che il Signore ha compiuto con i suoi e continua a realizzare con noi e tra di noi. Varchiamo la soglia di questo luogo che non ha mura, se non le pareti di carne, di coloro che convocati dal risorto vivono in mezzo alle moltitudini con un cuor solo ed una anima sola. Qui Gesù ha espropriato la sua vita per amore, ed il suo corpo come dono. Li ha resi non vendibili e non comprabili. Fuori dalle logiche commerciali che sfigurano la nostra relazione con Dio e tra noi. Il suo amore non ha prezzo, i suoi gesti solidali sono liberi dai compromessi con il potere e con il male. Nessuno era bisognoso, ricorda Luca negli Atti, perché ogni cosa frutto della solidarietà, era messa ai piedi degli apostoli. Un quadro spesso idealizzato, ma vero, se pensiamo che quella sera prima di morire, nel Cenacolo, Gesù ha messo per primo se stesso ai piedi degli apostoli. Usciamo dai nostri cenacoli domenicali con questa consapevolezza: che ciò che abbiamo non lo possediamo appieno; che ci è dato in prestito dall’amore, e che l’amore si moltiplica per divisione. La sera di quel giorno “il primo della settimana” Gesù entra nel Cenacolo con la forza del suo Spirito. Era stata l’ultima sua “parola” sulla croce ed ora quello stesso soffio, il soffio del crocifisso risorto, è accompagnato da una parola familiare ed amica: “Pace” “Shalom”; e da un gesto: le mani ed il costato ferite e mostrate. Ostensione dell’amore e non della vendetta; del perdono e non della punizione. Così il risorto non passa solo le mura del cenacolo, ma la cortina del cuore chiuso dei discepoli segnati dalla paura, dal rimorso, dalla colpa. Solo il “vedere” afferma Giovanni, suscita la gioia di questi uomini prostrati dalla tristezza. Gesù non nasconde il dolore fisico subito per amore, lo mostra come il trofeo vinto nell’agone della sua vita, nella quale passò sanando tutti coloro che erano sotto il potere del divisore. Così quelle mani ferite e quel cuore aperto diventano il “luogo” discreto e tangibile dove perdonare e ricevere perdono.

Davide Carbonaro
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