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“Lo spezzò”

commento 03-06-18Nel pasto pasquale, Israele faceva memoria, cioè riproponeva ritualmente la parola e l’azione di Dio. Gesù ora, ne è l’autentico interprete e spiega, soprattutto con i gesti, il significato e il senso della sua morte che è compimento del piano di Dio e instaurazione della Nuova ed eterna Alleanza. In essa vengono portati a compimento i pasti con i peccatori, con la moltitudine e gli amici che hanno percorso con lui il cammino fino a Gerusalemme. L’ambientazione del brano di Marco è chiara: la cena del Signore viene celebrata nel primo giorno degli Azzimi, cioè quando è immolato l’agnello identificato con la Pasqua: “immolare la Pasqua” (Mc 14,12). C’è una signoria profetica nell’indicare la preparazione del pasto e nel compimento dell’azione rituale. Marco durante la cena non nomina l’agnello, la sostituzione è chiara, Cristo Gesù è l’Agnello della Pasqua, colui che sta per essere immolato. In quell’ultima sera con i suoi, il Maestro non celebra solo la liberazione d’Israele, ma quella di tutti gli uomini che avverrà con il suo sangue. Il nostro brano liturgico salta la rivelazione del traditore e passa all’istituzione dell’eucaristia che diventa il segno narrante l’avvenuta consegna nelle mani di chi lo tradisce. Alla duplice benedizione sul pane e sul calice, Gesù dà un significato nuovo, è una pasqua nuova, celebrazione e realizzazione della Pasqua in cui Gesù, è la vittima che dà la vita in riscatto per molti. Ecco, l’identificazione del pane con il corpo e del calice con il sangue. Nella lingua aramaica l’espressione corpo equivaleva a persona e sangue a vita; è Gesù che offre se stesso: la totalità della sua persona e della sua vita consegnate per sempre. Con questi gesti e queste parole è rivelato ai dodici il valore salvifico della sua morte ed è compiuta la nuova ed eterna Alleanza. La Pasqua ebraica cede il passo alla Pasqua cristiana perché l’Agnello non è più immolato nel Tempio, ma in mezzo alla comunità dei discepoli, una comunità povera, peccatrice, chiamata a ripetere il gesto di Gesù nell’attesa in cui berrà il frutto della vite con lui nel suo Regno.

Davide Carbonaro
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