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L’asticella del primato

commento 23-09-18“Essi però non capivano”. Certo, perché la vita donata non si spiega si offre da sé, non ha bisogno di discussioni o primati da raggiungere. Ed eccoli lì i discepoli del Maestro, impigliati dentro la misura corta che governa l’ansia del cuore umano: Io per primo. Lungo la strada, segnata dal dono della vita e dalle esplicite parole di Gesù, loro giocano al ribasso, a chi deve spartirsi la preda del potere, chi deve dire l’ultima parola. I nostri cuori e le nostre attese, spesso, non sono molto lontane dalla caparbietà dei Dodici che il Signore, nonostante tutto, predilige. In casa tacevano perché nessun osava ripetere le pieghe o le piaghe della discussione. Il compito spetta al narratore Marco, che interrompe il silenzio imbarazzato calato sulla casa di Cafarnao a dirci il motivo della disputa: “Chi di loro fosse il più grande”. Gesù sa già la risposta, la sua domanda serve a spianare la verità. Li aveva preparati alla scalata verso il Calvario, anticipando la luce della risurrezione e loro appiattiti, ubriacati dalla corsa per i primi posti rimangono in silenzio, senza parole di fronte alla Parola. Gesù li sorpassa abbracciando e realizzando in sé quella profezia che tante volte avevano ascoltato in Sinagoga: “Tendiamo insidie al giusto”, eliminiamo la sua parola scomoda, il rimprovero, la coerenza della vita, seppelliamo con lui la verità delle sue azioni. Non li lascia per strada, non li abbandona “alle passioni che fanno guerra”, li conduce in casa, li chiama vicino a sé. Solo così il cuore del discepolo può ritrovare il giusto posto, l’autentica misura della sua verità. Grandezza e primato, altezza e nobiltà sono date dalla paziente coniugazione del verbo servire in tutte le sue sfaccettature, fino al dono della vita. E’ Vangelo, buona notizia che comanda di decentrarci, di allontanarci dalle passioni combattenti che seminano vittime nel campo dell’esistere. Gesù spiazza per la semplicità del suo agire. Un bambino diventa la misura del Regno, la grandezza del suo continuo agire nella Chiesa. Piccolezza che possiamo vivere se siamo costantemente uniti a lui. Un abbraccio, linguaggio che dice prima delle parole. La Chiesa ed i suoi figli cammineranno nella storia continuando a dire e a dare l’abbraccio, la tenerezza di Dio tra i piccoli, i poveri, gli ultimi. Non abbasserà mai l’asticella di questo primato né per paura, né per ignavia. Sulla strada stordita dalle umane passioni ritroverà nel patire di Dio per l’uomo la forza e la coerenza del suo agire nella storia. Nella casa scoprendosi serva del suo Signore e dei fratelli, realizzerà la legge dell’amore che sgorga da un cuore umile e docile.


Davide Carbonaro
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