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Il Priore di Taizé a Campitelli: “Il Sinodo dà un nuovo slancio alla Chiesa”

alois1Questo Sinodo dà uno slancio alla Chiesa, una nuova vita. Così Fr. Alois Priore di Taizè durante la preghiera di domenica 14 ottobre nella Chiesa di Santa Maria in Campitelli. Fr Alois sta prendendo parte in questi giorni al Sinodo Dei giovani un tempo propizio nel quale la Chiesa è in ascolto delle gioie e delle speranze del mondo giovanile. Una gioia, Una grazia e una opportunità ha proseguito il priore di Taizé, una esperienza unica nel fare la comunione universale della Chiesa. Il tema scelto da Papa Francesco: Giovani la fede ed il discernimento vocazionale, si collega profondamene ala nostra vocazione pastorale a Taizé. Come ho affermato durante una assemblea sinodale:, con i miei fratelli siamo spesso sorpresi di sentire che i giovani accolti a Taizé si sentono come a casa. Per essere veramente loro stessi, i giovani hanno bisogno di sentirsi utili vedere la loro creatività incoraggiata che gli vangano affidate responsabilità”. Poi Fr. Alois ha proseguito ricordando il rapporto profondo che Fr. Roger fondatore di Taizé ebbe con i nuovi Santi canonizzati questa mattina: San Paolo VI e Sant’Oscar Romero.

Di seguito il testo della Meditazione.

Meditazione di Frère Alois | Domenica 14 ottobre 2018 | Chiesa Santa Maria in Campitelli
È una grande gioia essere qui stasera e ringrazio Padre Davide che ci accoglie sempre così calorosamente. Con la diocesi di Roma abbiamo legami d’amicizia numerosi e di vecchia data.
Il sinodo che si svolge durante queste settimane è per me un momento di gioia e di grazia, un’opportunità di fare l’esperienza unica della comunione universale della Chiesa. Il tema scelto dal Papa Francesco ”i giovani, la fede e il discernimento vocazionale” si collega profondamente alla nostra vocazione pastorale.
Come ho detto l’altro giorno durante un’assemblea del sinodo, con i miei fratelli siamo spesso sorpresi di sentire i giovani che accogliamo a Taizé affermare che si sentono “come a casa”. Per essere veramente loro stessi hanno bisogno di sentirsi utili, vedere la loro creatività incoraggiata, che gli vengano affidate delle responsabilità.
A Taizé, i giovani scoprono anche che la Chiesa è comunione. Senza creare un movimento organizzato, abbiamo sempre indirizzato i giovani verso le loro parrocchie e i loro luoghi di vita. Molti di loro amano pregare insieme a giovani di altre confessioni. Comprendono, anche se forse solo implicitamente, la chiamata di Cristo a riconciliarci senza indugio.
A metà di questo sinodo, la celebrazione di sette canonizzazioni, che abbiamo vissuto questa mattina, è stata per noi fratelli un'altra occasione di grande gratitudine davanti a Dio. Di questi sette nuovi santi, due di loro sono stati molto importanti per il nostro fondatore, Frère Roger. Vorrei parlarvene questa sera.
Se riprendessi tutti i racconti che frère Roger faceva di Paolo VI, occorrerebbe molto tempo. Potrei raccontare come durante il Concilio un uomo del Vaticano un giorno abbia portato nella nostra casa romana una cassetta di mele e una di pere, perché il Papa aveva saputo che i fratelli di Taizé invitavano dei vescovi a tutti i pasti e voleva contribuire a questa accoglienza.
Frère Roger fu segnato dal grande discorso che Paolo VI aveva pronunciato alla chiusura del Concilio Vaticano II. Il Santo Padre aveva detto che il Concilio “si è occupato principalmente della Chiesa, della sua natura, della sua vocazione ecumenica, della sua attività apostolica”, ma che anche “all’uomo principalmente ha dedicato la sua attenzione”.
Il Papa aveva anche usato queste parole: se “per conoscere l’uomo, bisogna conoscere Dio”, “possiamo altresì enunciare: per conoscere Dio, bisogna conoscere l'uomo”. Poi il Papa ha detto parole che frère Roger citerà spesso: “L'uomo è sacro per l'innocenza della sua infanzia, per il mistero della sua povertà, ... noi ricordiamo come nel volto d’ogni uomo, specialmente se reso trasparente dalle sue lacrime e dai suoi dolori, possiamo e dobbiamo ravvisare il volto di Cristo”.
Frère Roger è stato anche vicino all'arcivescovo Oscar Romero di San Salvador in un periodo segnato in America Latina dalle dittature militari. La sofferenza del continente era molto presente nella preghiera a Taizé.
Oscar Romero è stato arcivescovo di San Salvador solo per tre anni. Ma durante questi tre anni, si creò una relazione molto forte con Frère Roger. Alcuni mesi dopo la sua nomina ad arcivescovo, nel giugno 1977, arrivarono a Taizé una lettera e un dossier inviati dallo stesso Romero, per precauzione spediti da Panama.
Questi documenti descrivevano la persecuzione subita dalla Chiesa cattolica e la lettera affermava che era necessaria una pressione internazionale per far muovere il governo. Ad agosto, Frère Roger fece dunque un gesto pubblico inviando al Presidente della Repubblica di El Salvador una lettera aperta, pubblicata immediatamente sulla stampa.
L'arcivescovo Romero e Frère Roger si incontrarono più volte durante l’Assemblea dei vescovi latinoamericani a Puebla, in Messico, all'inizio del 1979. Da questi scambi nacque il progetto di organizzare una visita di Frere Roger a El Salvador per sostenere il coraggioso impegno dell'arcivescovo. Sfortunatamente, la tragica morte di Monsignor Romero non ha permesso che tale visita avesse luogo.
Con Paolo VI e Oscar Romero, la Chiesa ha ora nuovi volti di testimoni per i cristiani di oggi. Seguendoli, vorremmo oggi essere animati dallo stesso ardente desiderio di cercare la riconciliazione nella Chiesa, di lavorare per la pace tra gli uomini, di ascoltare il grido dei più indifesi.

Méditation de frère Alois | Dimanche 14 octobre 2018 | Eglise Santa Maria in Campitelli
C’est une grande joie d’être parmi vous ce soir et je remercie le père Davide qui nous accueille toujours si chaleureusement. Avec le diocèse de Rome nous avons des liens d’amitié nombreux et anciens.
Le synode qui se déroule au cours de ces semaines est pour moi un temps de joie et de grâce, une occasion de faire l’expérience unique de la communion universelle de l’Église. Le thème choisi par le Pape François « Les jeunes, la foi et le discernement vocationnel » rejoint profondément notre vocation pastorale.
Comme j’ai pu le dire l’autre jour au cours d’une assemblée de ce synode, avec mes frères nous sommes souvent étonnés d’entendre des jeunes que nous accueillons à Taizé dire qu’ils s’y sentent « comme à la maison ». Pour être vraiment eux-mêmes, ils ont besoin de se sentir utiles, de voir leur créativité encouragée, de recevoir des responsabilités.
À Taizé, les jeunes découvrent aussi que l’Église est communion. Sans créer un mouvement organisé, nous renvoyons toujours les jeunes vers leurs paroisses et leurs lieux de vie. Tant d’entre eux aiment prier ensemble avec des jeunes de diverses confessions. Ils comprennent, ne serait-ce qu’implicitement, l’appel du Christ à nous réconcilier sans retard.
A mi-étape de ce synode, la célébration des sept canonisations, que nous avons vécue ce matin, est pour nous les frères une autre occasion de grande reconnaissance devant Dieu. Parmi ces sept nouveaux saints, deux d’entre eux ont beaucoup compté pour notre fondateur, frère Roger. J’aimerais vous en parler ce soir.
Si je reprenais tous les récits que frère Roger faisait de Paul VI, il faudrait beaucoup de temps. Je raconterais comment pendant le concile un homme du Vatican avait un jour apporté à notre domicile romain une caisse de pommes et une caisse de poires, car le pape avait appris que les frères de Taizé invitaient des évêques à tous les repas et il voulait contribuer à cet accueil.
Frère Roger avait été ensuite marqué par le très grand discours que Paul VI avait prononcé pour clore le concile Vatican II. Le Saint Père avait dit que certes le concile « s’était occupé de l’Église, de sa nature, de sa vocation œcuménique, de son activité apostolique », mais qu’il s’était aussi « beaucoup occupé de l’homme. »
Le pape avait eu ces mots : si, « pour connaître l’homme, il faut connaître Dieu », « nous pouvons également affirmer que, pour connaître Dieu, il faut connaître l’homme. » Puis le pape avait dit des paroles que frère Roger citera souvent : « L’homme est sacré par l’innocence de son enfance, le mystère de sa pauvreté, .. à travers le visage de tout homme - spécialement lorsque les larmes et les souffrances l’ont rendu plus transparent - nous pouvons reconnaître le visage du Christ. »
Frère Roger a aussi été proche de Mgr Oscar Romero, archevêque de San Salvador dans une période marquée en Amérique latine par des dictatures militaires. La souffrance du continent était très présente dans la prière à Taizé.
Mgr Romero n’a été archevêque de San Salvador que trois ans. Mais, pendant ces trois ans, une relation forte s’est créée avec frère Roger. Quelques mois après sa nomination comme archevêque, en juin 1977, une lettre de lui et un dossier sont arrivés à Taizé, par prudence postés au Panama.
Ces documents décrivaient la persécution subie par l’Église catholique, et la lettre affirmait que des pressions internationales étaient indispensables pour faire bouger le gouvernement. En août, frère Roger fit donc une démarche publique en envoyant au Président de la République du Salvador une lettre ouverte, publiée aussitôt dans la presse.
L’archevêque Romero et frère Roger se sont rencontrés plusieurs fois, à l’occasion de l’assemblée des évêques latino-américains à Puebla au Mexique, début 1979. De ces échanges était né le projet d’organiser une visite de frère Roger au Salvador pour soutenir l’engagement courageux de l’archevêque. Hélas, la mort tragique de Mgr Romero n’a pas permis qu’une telle visite se réalise.
Avec Paul VI et Oscar Romero, l’Église a maintenant plusieurs nouveaux visages offerts en témoignage aux chrétiens d’aujourd’hui. À leur suite, nous voudrions aujourd’hui être animés par la même ardente aspiration à chercher une réconciliation dans l’Église, à travailler à la paix entre les humains, à écouter le cri des plus vulnérables.

Meditation by Brother Alois | Sunday 14 October 2019 | Church of Santa Maria in Campitelli
It's a great joy to be here tonight and I thank Father Davide who always welcomes us so warmly. With the diocese of Rome we have many old friendships.
The synod that is unfolding during these weeks is for me a time of joy and grace, an opportunity to have the unique experience of the universal communion of the Church. The theme chosen by Pope Francis "Young people, faith and vocational discernment" is closely linked to our pastoral vocation.
As I was able to say the other day during an assembly of this synod, my brothers and I are often surprised to hear the young people we welcome in Taizé say that they feel "at home". To be truly themselves, they need to feel useful, to see their creativity encouraged, to receive responsibilities.
At Taizé, young people also discover that the Church is communion. Without creating an organized movement, we always send the young people back to their parishes and the places where they live. So many of them like to pray together with young people of various denominations. They understand, if only implicitly, the call of Christ to be reconciled without delay.
At the halfway point of this synod, the celebration of the seven canonizations, which we experienced this morning, is for us brothers another occasion for great gratitude before God. Of these seven new saints, two of them were important for our founder, Brother Roger. I would like to talk to you about this tonight.
If I repeat all the stories that Brother Roger told about Paul VI, it would take a long time. I would tell how during the council, one day a man from the Vatican brought to our Roman residence a box of apples and a box of pears, because the Pope had learned that the brothers of Taizé invited bishops to all their meals and he wanted to contribute to this welcome.
Brother Roger was also marked by the great speech that Paul VI gave to close the Second Vatican Council. The Holy Father had said that the council "had dealt with the Church, its nature, its ecumenical vocation, and its apostolic activity," but that it had also been "much occupied with man. "
The pope said these words: if, "to know man, it is necessary to know God", "we can also affirm that, to know God, it is necessary to know man.” Then the Pope said words that Brother Roger would often quote: "Man is sacred by the innocence of his childhood, the mystery of his poverty, ... in the face of every human being—especially when tears and sufferings have made it more transparent—we can recognize the face of Christ."
Brother Roger was also close to Bishop Oscar Romero, the archbishop of San Salvador in a period marked by military dictatorships in Latin America. The suffering of the continent was very present in prayer at Taizé.
Bishop Romero was Archbishop of San Salvador for only three years. But during these three years, a strong relationship was created with Brother Roger. A few months after his appointment as archbishop, in June 1977, a letter from him and a dossier arrived in Taizé, for prudence’s sake posted in Panama.
These documents described the persecution suffered by the Catholic Church, and the letter stated that international pressure was needed to move the government. In August, Brother Roger then made a public step by sending the President of the Republic of El Salvador an open letter, published immediately in the press.
Archbishop Romero and Brother Roger met several times on the occasion of the Latin American Bishops' Assembly in Puebla, Mexico, in early 1979. Out of these exchanges was born the project of organizing a visit by Brother Roger to El Salvador to support the courageous engagement of the archbishop. Unfortunately, the tragic death of Archbishop Romero did not allow such a visit to take place.
With Paul VI and Oscar Romero, the Church now has several new faces offered as a testimony to today's Christians. In their steps, we would like today to be animated by the same ardent aspiration to seek reconciliation in the Church, to work for peace among human beings, to listen to the cry of the most vulnerable.


17 ottobre 2018
Ultima modifica il Venerdì, 19 Ottobre 2018 07:42
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