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Il meglio di sé

commento 11-11-18La presenza di Gesù nel Tempio sembra offrire a lui e ai suoi avversari, una sorta di tregua. Egli tace, ma vede: non la grandezza del tempio, la maestosità delle liturgie, la sontuosità delle offerte, icona del di più che non serve. I suoi occhi sono per la piccolezza, lo scontato, il nascosto, l’inedito. La Scrittura conosce bene questo sguardo di Dio sugli umili e suoi poveri, sulle vedove e gli orfani, i derelitti della storia. Marco con una strategia narrativa concentra, attraverso lo sguardo di Gesù, la maestosità del Tempio nell’immagine di questa vedova e nel gesto da lei compiuto. E’ questo, a mo’ di sintesi di tutto il suo Vangelo e di quella domanda che attraversa l’intero viaggio compiuto da Gesù dalla Galilea a Gerusalemme: Chi è il vero discepolo? Non è colui che ha, non è colui che conosce la legge, non è chi comanda. E’ colui che è disposto a seguire il Maestro lungo la strada fino in fondo, donando tutto, donando tutto quello che ha. Quale’è in definitiva la lezione offerta ai discepoli chiamati accanto a sé: Non si diventa poveri, donando. In fondo, sia la vedova di Sarèpta che quella del Tempio, sono rispettivamente icona del Profeta e di Gesù; sono loro con i gesti semplici e divini dell’accoglienza e del dono di sé ad insegnare la fiducia in Dio che non abbandona. A questa scuola di essenzialità occorre ritornare abbandonando le proprie difese, perché c’è chi si prende cura. Aprendo la mano senza trattenere, perché c’è chi restituisce moltiplicando. Marco, ritma il racconto con il verbo “gettare”. Si può gettare la vita nell’inutilità e nella superficialità. Si può donare la vita gettando in Dio ogni speranza, sapendo che egli non lascerà venir meno la farina della giara e l’orcio dell’olio. Cosa potevano rappresentare nell’economia del Tempio i pochi spiccioli (lepta) della vedova? Essi sono il motore che conduce la vera religiosità, l’asse vitale su cui gira l’investimento dell’essere e dell’agire. Il Signore non ci vuole buoni, ci desidera veri, capaci di donare a lui e agli altri non gli scampoli del nostro tempo e delle nostre energie, ma il meglio del cuore e dell’intelligenza. Senza calcoli e riserve.

Davide Carbonaro

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