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La Parola maiuscola

commento 09-12-18Nel quadro degli accadimenti storici, e Luca è un gran maestro nel sistemarne in modo ordinato gli avvenimenti, il successo non appartiene ai complessi geopolitici o religiosi, anche se politicamente o religiosamente corretti, ma ad uno strumento che è primordiale nella gestione delle relazioni umane: la parola. Senza la parola espressa e non espressa, le nostre relazioni cadrebbero nel vuoto e peggio ancora nella tragedia della incomunicabilità, all’origine delle più grandi ferite umane. Ma c’è un tempo in cui, afferma Luca, la Parola diventa maiuscola, accresce la sua risonanza, irrompe in una relazione più grande quella fra Dio e l’umano. Quella del divino non è una parola come le altre che cade nel vuoto, la sua Parola abita la nostra carne, abita quella storia fatta di compromessi spesso sordi e alienanti. Così mentre i potenti siedono a dominare i piccoli spazi della loro caparbietà, la Parola svicola il potere e scende come una pioggia che inzuppa fino alle midolla su Giovanni figlio di Zaccaria, figlio di quel ricordo indelebile che Dio ha nei confronti del suo popolo: Israele. Giovanni: asciutto, libero, appartenente al deserto, luogo del silenzio che misteriosamente custodisce la Parola. Lì Israele ha ricevuto l’Alleanza con Dio ed ha camminato con lui perdendo qualche volta la strada. Lì i profeti vi ritornano per ascoltare, temere, ammonire. Giovanni ultimo tra grandi profeti arriva troppo tardi per compiere questo ministero appieno e troppo presto per diventare discepolo del Veniente, del Promesso, di quella Parola che ogni carne vedrà. C’è da radunare l’umanità dispersa, c’è da ricostruire le vie che conducono l’uomo a Dio, c’è da abbassare quell’orgoglio che gonfia e come idolatria primordiale rivolge lo sguardo su di sé. Luca prende a prestito le espressioni del Profeta Isaia per indicare l’azione della Parola su Giovanni. “Mi è sempre piaciuto il deserto – annota Antoine de Saint-Exupéry -. Ci si siede su una duna di sabbia. Non si vede nulla. Non si sente nulla. Tuttavia qualcosa risplende nel silenzio”. Avvento è tempo di cantieri aperti, di cuori disponibili all’ascolto, di silenzio che fermenta la Parola. Fermati, ascoltati, ascolta, ritorna, riprendi in mano la bussola che dirige la tua esistenza, perché strade nuove stanno davanti a te, su sentieri di pace il Signore cammina con te.

Davide Carbonaro
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