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Attese

commento 16-12-18L’attesa riempie grandi spazi dell’umana esistenza. C’è un’attesa impaziente, a volte snervante, c’è un’attesa carica di senso che spiana la speranza del cuore. L’attesa vera muove l’intelligenza: pone domande, individua spazi inediti e possibili da percorrere. Di questo senso pieno d’attesa ogni anno si tinge l’avvento, proiettandoci dentro quella sensazione di nuovo che il popolo percepisce, ascoltando e mirando l’asciutto Profeta nel deserto. Tutto sembra tendere ad una sorta di compimento, lascia intendere Luca. Il riversarsi delle folle sulle rive del Giordano. La profezia risvegliata dopo lunghi tempi di latitanza, fa dire al cuore ci siamo: Dio non si è dimenticato di noi. La forza della sua Parola ridà speranza a chi è perduto. In effetti, Luca che ha una singolare attenzione verso gli ultimi, pone sull’orizzonte del Battista, quali protagonisti uditori del suo Vangelo, categorie spesso deluse e inasprite dalle attese dell’umano potere. Tra la folla anonima si stagliano le figura dei pubblicani e dei soldati ben noti dalla gente e disprezzati, perché tessitori di un’arrogante ed egoistico interesse personale. Dal cuore di tutti nasce un’unica domanda che scardina la durezza del cuore ed offre possibilità di cambiamento: “Che cosa dobbiamo fare?”. Che Giovanni sia chiamato ad evangelizzare il popolo, sta nella statura della sua vocazione. La sua parola è già Vangelo: buona notizia per chi attende. Eco di quella gioia che i profeti hanno gridato intravvedendo l’avvento di Dio. Non buttarti via, dice Giovanni ai cercatori di speranza. Non togliere agli altri, dona ciò che credi di possedere. Eccolo il Vangelo del Battezzatore: l’invito a donare per cambiare i meccanismi avidi della storia umana. Solo chi non ha nulla come l’asciutto profeta del deserto, può insegnare a donare, può aiutare a superare la sicurezza dell’accumulo. Vestire, dare da mangiare, fare la giustizia, è la strada spianata per accogliere colui che Giovanni definisce: “il più forte di me”. Era nota l’irruente autorevolezza del figlio di Zaccaria. La sua voce profetica faceva tremare i detentori del potere politico e religioso. Qual è dunque la forza che egli riserva al Veniente? L’amore. Quell’amore che è più forte della morte e che lo stesso Giovanni abbraccerà donando estrema testimonianza. L’immagine dello sciogliere i sandali di cui Giovanni non si considera degno, rimanda a questa dimensione sponsale del Messia. Il Vangelo del dono che il Battista annunzia, si realizzerà solo in Gesù che viene a sposare l’umanità donando la sua vita e sciogliendo dai legacci della morte chi lo attende come Sposo.

Davide Carbonaro
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