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Vagiti

Commento 25-12-18Un grido che squarcia la notte. Quante volte è accaduto e accadrà che la vita si fa precedere da un grido. Il silenzio di quella notte nella quale Dio decise di abitare la tenda fatta di carne, risuona di quel vagito che è preconio della vita divina in noi. Notte degli inizi e non delle paure. Notte che cede alla luce le armi perché “le tenebre non l’hanno vinta”. Tu sei nato di notte perché potessi risplendere di te nelle mie notti. Allora sia benvenuto il Natale del Signore, quello vero, quello che pone al centro il festeggiato e non le mie ansie, le preoccupazioni del natale patinato e intermittente. Salviamo lo stupore e con esso il mistero che lo racconta. “Vi annunzio una grande gioia”. Questo Vangelo si riaccende di luce se sei capace di leggerlo nei piccoli segni che Dio lascia nel suo natale. Che ci può essere di più scontato di un bambino, di una mangiatoia, di un padre ed una madre trepidanti per il nuovo arrivato. La storia si ripete e ad ogni tornante si riveste di speranza. Eppure, e lì che Dio abita e vuole essere abitato. E poi gli ospiti, quelli benvenuti e quelli che vorremmo evitare nelle nostre cene natalizie, diventate spesso un rituale vuoto dove si è perso il vero motivo della festa. E Gesù torna a nascere ancora, anche quando il ricordo della sua venuta nel mondo viene usato, abusato, politicizzato. “Pace in terra agli uomini che Dio ama!”. La desideriamo la pace vera: che ha il volto, gli occhi, il cuore del bambino di Betlemme. Non può esserci pace, cioè pienezza di bene per me e per gli altri, se non torno ad essere disarmato, povero, bisognoso come il bambino di Betlemme. Non ci può essere pace se non ti lasci amare e ti abbandoni ai rimpianti e alle paure. Natale fa appello al dramma dell’uomo inospitale: “non c’era posto per loro nell’alloggio”. Testardo il nostro Dio! Lo trova un angoletto, uno spazio insignificante e inospitale. E da lì comincia a conoscere e frequentare tutti gli spazi dell’umano, fino a trovare dimora nel mio cuore e nel tuo, carissimo fratello e sorella. In un mondo di intoccabili, Dio si lascia toccare, addirittura mangiare. Per un Dio così non ci può essere spazio né ieri né oggi. Tra la grotta di Betlemme e la torre arrogante di Babele, Dio sceglierà sempre di abitare la grotta, chiederà di scavare pozzi nella profondità del cuore umano, inaugurerà sorgenti che dissetano i cercatori di Verità.

Davide Carbonaro
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