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Sposata

commento 20-01-19Ancora il suo capo è bagnato dalle acque del Giordano e i suoi piedi carichi della polvere del deserto. Gesù comprende che la sua vocazione messianica non più essere lontana dagli uomini. Ecco che l’evangelista Giovanni inaugura il ministero del Signore con una festa di nozze. Alla penitente austerità del Battista, Gesù, accusato di essere un mangione ed un beone, propone la vicinanza di Dio alla gioia dell’umanità. Tanto da invitare il rigoroso cugino profeta del deserto a farne parte, chiamandolo “amico dello sposo”. Cana si riempie di musiche e danze perché sono giunte le nozze dell’Agnello indicato dal Battista. La tua terra avrà uno sposo, aveva cantato secoli prima il profeta Isaia, celebrando nell’oracolo profetico il desiderio divino di unirsi alla nostra umanità. In fondo, le nozze di Cana, continuano il racconto della manifestazione divina avvenuta con l’incarnazione. Nella narrazione giovannea non appaiono lo sposo e la sposa, si fa riferimento ad un maestro di tavola e a dei servitori, figure di contorno. Tuttavia, i veri protagonisti della gioia nuziale sono Gesù e Maria posti al centro dell’azione. E’ Maria ad accorgersi della mancanza del vino, ingrediente essenziale per la festa. Senza la gioia si spegne la speranza e la fede diventa roba da schiavi. E’ lei, che ha meditato tutti gli avvenimenti nel suo cuore, chiede al Figlio di entrare in scena. E’ arrivata l’ora attesa, quella che l’Angelo aveva promesso: “Sarà grande, sarà figlio dell’Altissimo”. Maria fa la madre come tutte le madri: “ Mio Figlio”. E Gesù fa il Figlio, dicendo che non è ancora il tempo, che in un’altra ora e in altre nozze, sposerà definitivamente l’umanità con il suo sangue. Maria deve tornare ad essere “donna” dopo essere stata sua madre. Qui la donna può dire ai servi di realizzare la parola del Figlio: “fate qualunque cosa egli vi dirà”. Sulla croce quando sarà chiamata di nuovo donna per essere madre, tacerà perché del Figlio sarà l’ultima parola: “Tutto è compiuto”. E le giare con la grande quantità d’acqua? La lettura simbolica del Quarto evangelista rimanda con probabilità alle vasche di purificazione situate nel tempio di Gerusalemme. E’ Gesù il nuovo Tempio dal suo fianco trafitto nelle nozze pasquali, scaturirà l’acqua ed il sangue che riempiranno il vuoto della vita, che riaccenderanno la gioia dell’umanità “Abbandonata” e “Devastata”. Finalmente condotta alle nozze: “dal più bello tra i figli dell’uomo sulle cui labbra è diffusa la grazia”.

Davide Carbonaro
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