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Via sublime

commento 03-02-19Venne tra i suoi e i suoi non lo hanno accolto. Così Giovanni registra il dramma dell’umanità che gioca sull’incomprensione, sullo scontato, sul sappiamo chi è, da dove viene, di che pasta è fatto. Gesù frequenta le città degli uomini e prova la profonda delusione del rifiuto. Si passa con una velocità inaudita dall’incanto dello sguardo al ciglio del monte dove era posta la città, per chiudere così la farsa dell’invidia che accende i cuori e li svuota. Ma Gesù il dramma del rifiuto lo porta avanti con una signoria straordinaria: “Passando in mezzo a loro si mise in cammino”. Non si può più arrestare la passione di Dio per l’umano. Ormai la nostra carne gli appartiene, ha già messo in conto il rifiuto, il tradimento, la stessa morte. Gesù manifesta franchezza di fronte al desiderio che passa nel cuore dei suoi compaesani e in fondo, in tutti noi, che gli apparteniamo per nascita. Facci vedere lo spettacolo del sacro, dimostraci cosa sai fare! Ieri e oggi questa sottile tentazione di mettere alla prova Dio, è spesso accovacciata presso la soglia delle nostre migliori intenzioni. Niente raccomandazioni per i suoi paesani. Occorre mettersi in fila come tutti, non si può saltare il cammino del discepolato, per il quale siamo tessuti nel grembo materno di Dio e generati come profeti delle nazioni. I paesani capirono che Gesù è un libero, che non lo avrebbero potuto manovrare e tanto meno usare. Egli cresciuto alla scuola del falegname Giuseppe, gioca d’anticipo: “nessun profeta è accetto in patria”. In questo modo, offre il fianco al rifiuto, ma dà il calcio di inizio di una partita che si concluderà fuori le mura di Gerusalemme, dove muoiono i profeti, ma dove Dio ha l’ultima parola. Non c’è più la sinagoga, la dolcezza delle profezie che si avverano. Siamo sul precipizio dell’umano, sul baratro dei nostri rifiuti. Con Gesù, e solo con lui, possiamo percorrere la via “più sublime” quella dell’amore in cui la vita merita di essere scelta in modo più adulto. Quando ero bambino ragionavo da bambino, ma divenuto adulto posso congedarmi dal bisogno spasmodico di essere accolto e conosciuto, per aprirmi alla logica di un amore più grande, scritto fin dalla notte dei tempi dentro il tessuto sacro della mia umanità: “dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno”. Ai paesani e a noi che vogliamo dirottare Dio tra i vicoli delle nostre cittadine, Gesù adulto e carico di quello Spirito che genera i testimoni, offre la chiave del Regno: i poveri, gli occhi aperti, la misericordia di Dio sull’uomo: via sublime fra tutte.


Davide Carbonaro
Ultima modifica il Sabato, 02 Febbraio 2019 18:40
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