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Umanità ripescata

commento 10-01-19Non solo le barche sono ormeggiate, ma anche la vita degli uomini di Cafarnao che hanno faticato tutta la notte, sembra parcheggiata. Che stridente distanza tra la pagina solenne di Isaia che racconta della visone di Dio nel Tempio e le rive del lago di Gennesaret (il mare di Galilea), le cui onde lambiscono le barche arenate, ed i cuori stanchi. Ma ciò che accomuna le due pagine, è una voce che chiama, che scuote dal torpore dell’estasi e dalla delusione della notte vuota. In Isaia è la visione a parlare per bocca dei serafini (i brucianti) che illuminano il crepuscolo del giovane profeta: “chi manderò chi andrà per noi?”. Le prime luci del giorno a Cafarnao illuminano i passi del Rabbi di Nazareth ed il gesto quotidiano, ripetitivo, dei pescatori che lavano le reti. Non c’è scarto più grande per un profeta, di avere delle labbra impure e di vivere in mezzo ad un popolo distratto. Non ci può essere disgrazia più grande per un pescatore, di avere le reti vuote e di aver faticato invano. Gesù si accorge ed entra nella delusione di questi uomini di mare. E’ un vento nuovo che spinge la sua presenza in mezzo a loro, quello dello Spirito. E dove c’è lo Spirito c’è vita. E’ straordinariamente semplice il gesto con cui Gesù chiede di usare la barca non sua, per un altro fine. Scostata da terra, affidata all’insicurezza delle acqua, la barca diventa il primo pulpito della Parola di Dio. Simone, il proprietario della piccola azienda di pescatori, è tra quelli che ascoltano il Maestro. Ma il suo cuore è lontano, prigioniero dell’affare andato a male. Nei suoi pensieri circola il pregiudizio riservato per i ciarlatani, i venditori di parole. Che metterò al tavolo dei miei figli? Gesù sembra insultare il buon senso dei delusi e gioca sul conflitto d’interessi. Chiede a Pietro di andare a pescare. Solitamente quest’ordine, esce dalle sue labbra. Che c’entra il falegname di Nazareth con il pescatore di Cafarnao? Un lampo di fiducia scuote il cuore semplice e generoso di Pietro: “Sulla tua parola getterò le reti”. Pietro sa bene che non si pesca di giorno e tenta l’avventura a rischio di farsi ridere addosso. Ed ecco il capovolgimento inatteso. A pescare i cuori, a riaccendere la nostalgia del mare, è proprio il carpentiere di Nazareth. Senza dire nulla, comincia la meravigliosa storia della sequela, eco della generosa risposta del giovane Isaia: “manda me!”. Pietro sente tutto lo spessore della distanza, come Isaia percepì il suo smarrimento. Quella voce è la stessa: preoccupata di dire e dare la vita. E’ con questa cooperativa di peccatori, di ieri e oggi, che sarà ripescata la nostra pur fragile umanità.

Davide Carbonaro
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