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Espropriati per affidarsi. La santità di Francesco

robertDurante la Catechesi degli adulti di Domenica 17 febbraio è stata offerta una rilettura della esortazione Gaudete et exultate a partire dalla spiritualità francescana. Così Fr. Roberto del Palatino ha inquadrato la scelta di san Francesco che vive una spiritualità “dell’espropriazione ( uscire dal proprio)” dove: “La povertà è vista come la possibilità di garantire la relazione con tutti”. Tale approccio permette di “vivere la Parola in modo pratico. Vivendola, posso comprendere cosa mi dice”. Tutto questo prosegue Fr. Roberto, manifesta una delle caratteristiche del santo di Assisi: “L’autenticità, la piena corrispondenza tra ciò che ho dentro è quello che manifesto, così, si può vivere una vera santità solo se si è umani”. In tale incontro con l’umano si percepisce il divino: “Beato chi guardando le cose terrestri riesce a guardare quelle celesti”. Francesco vive una vera e propria “spoliazione” una sorta di cambio di abito, in una società come quella medievale, dove l’abito ha la sua importanza. In questa sua ricerca del vero abito, scoprirà che sarà Dio a donarglielo. Francesco comprende come la sua santità si sviluppa dentro un “cammino” quello delle beatitudini la cui “porta d’ingresso sta nel Beati i poveri in Spirito”. Non tanto come mancanti di qualcosa, ma come: “felici perché affidati al Padre che si prende cura di ciascuno”. Una “vita affidata” dunque, che “si manifesta nella condivisione” dove i nostri beni sono “occasione di incontro con gli altri”.


18 febbraio 2019
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