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Ritorni possibili

commento 31-03-19E’ risaputa la storia di chi sbatte la porta di casa perché ci sta male, perché vuole trovare fuori la libertà, e chi invece, vi rimane costruendovi dentro una falsa autonomia. In fondo, la parabola lucana racconta nei due figli, il minore ed il maggiore, due fughe: da se stessi e dalla figura paterna, vista come un limite alla piena realizzazione della personale felicità. Il mormorio e la presunzione aprono il racconto, come cifra di un Dio prigioniero dei capricci umani ed ingessato dentro il religiosamente corretto. D’altro canto, la parabola ci conduce dentro ritorni possibili, attese inedite. Il vero amore lascia liberi, non costringe, sa attendere. Certi amori non finiscono, ritornano. Alle volte con gli occhi gonfi e con la fame nel cuore, altre con la pretesa di rivendicare il capretto della fedeltà. Dove ci porta il racconto di Gesù? Dentro l’ennesima trasfigurazione del cuore e degli occhi umani nei confronti del Padre suo. Ricco di misericordia, capace di attendere con ostinazione. E’ la memoria del Dio gustato e saldo nella fedeltà che muove il cuore al ritorno: “Gustate e vedete come è buono il Signore”. La memoria di un frammento di pane, preludio dell’Eucaristia che guarisce e fa rialzare, inaugura il viaggio di ritorno del figlio vagabondo e sprecone. Poi l’attesa del Padre si materializza è vangelo quello che gli viene annunziato: Tuo figlio è qui. Lo vede da lontano lui che lo ha avuto sempre vicino. Lo riconosce: “Tutto suo padre!”. Le parole vengono smorzate, i gesti amplificati. Comincia la festa, da tempo attesa, programmata nei minimi particolari: vestito, sandali anello, vitello, musica. C’è una Risurrezione da celebrare, una Pasqua da vivere. Ma la festa è alterata da chi non sa gustare la gioia gratuita del Padre. Basta spostare lo sguardo che il fratello diventa “questo tuo figlio”. Alle volte stare troppo in “casa” fa perdere l’orientamento, fa dire quello che non siamo veramente: “da tanti anni ti servo”. Ma il Padre non ha bisogno di servi, vuole dei figli, non ha bisogno di concorrenti, desidera dei fratelli. Comincia qui il paradosso della parabola. Il figlio che è stato sempre in casa ora non vuole entrare e non sappiamo se lo farà. Il principe dei devoti fa appello alla giustizia perché incapace di vedere la misericordia.

Davide Carbonaro
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