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Certe notti

commento 21-04-19Vorremmo interrogarla questa notte santa della Pasqua e chiedergli di raccontarci della Resurrezione del Signore. Un po’ come fa l’inno che precede la madre di tutte le veglie chiamandola “gloriosa” perché sola ha potuto conoscere il tempo e l’ora in cui Cristo è risorto dai morti. Dio scrive la storia con la nostra umanità nella notte. Veglia con noi come fanno una madre ed un padre con i loro figli. Veglia sulla nostra crescita, i nostri progressi, le nostre cadute. Questa storia di amore la notte della Pasque la raccoglie nel racconto-memoriale. Storia di pazienza e di fedeltà, di sconfitte e di vittoria, di fragilità e grazia, di morte e di vita. Anche Gesù ha sperimentato le sue notti. Quella del dialogo intimo e segreto con il Padre; quella della tempesta che si abbatte sulle paure dei discepoli, quelle in compagnia dei cercatori di verità, quella della sua consegna prima di morire; quella della morte che vince da dentro il sepolcro come risposta all’ultimo dramma dell’umano soffrire. Anche le donne quel “primo giorno dei sabati” si recano al sepolcro quando la notte sta per terminare. Hanno visto da lontano gli eventi della passione ricorda Luca, ma erano molto vicine a quel parto della vita che accade nell’ora della croce. Come levatrici che accolgono il grido nascente della Chiesa dal fianco trafitto del Maestro e Signore. Sembra non terminare il silenzio del sabato. Giorno solenne quel sabato, che ricordava il riposo di Dio nella Creazione ed il passaggio dalla schiavitù alla libertà dei figli nell’esodo pasquale. In quella notte di veglia pensano alle mani del Maestro che hanno sanato e accarezzato l’umano soffrire, ora inermi. Le loro, invece, dedite ad impastare profumi a miscelare essenze per conservare il corpo del Signore. Le donne; c’è qualcosa di divino in loro. Se non possono conservare la vita, custodiscono la memoria. Ma il luogo della memoria, il sepolcro, appunto, è vuoto. Con grande sorpresa scoprono che il buco dove la morte ha nascosto il corpo di Dio è vuoto. Quella pietra ribaltata nel giardino fuori le mura di Gerusalemme diventa la prima chiesa all’aperto, il primo ambone dove è proclamato il Vangelo che porta al suo vertice la storia: “Non è qui! Dov’è? Egli non abita più la morte. E’, dove l’uomo ha fame e sete, è nudo e straniero, è pellegrino di speranza, soffre e muore. E’ Dio con noi, con noi sempre, persino nella nostra morte. Perché la memoria accada non sono sufficienti gli angeli. Occorre ricordare le sue Parole. Quelle che egli vi disse quando era fra voi. Le donne ora le custodiscono come un tesoro prezioso, ancor più del nardo che gronda profumato dalle loro mani. Le donne credono perché ricordano. Noi oggi crediamo perché ricordiamo le parole di colui che è vivo tra noi. Il ricordo diventa racconto, il racconto diventa incontro e non possiamo fare a meno di affermare con le nostre esistenze che il Signore è risorto! E’ veramente risorto.


Davide Carbonaro
Ultima modifica il Sabato, 20 Aprile 2019 21:45
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