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Nuovi inizi

Commento 05-05-19Pasqua è l’esperienza dei nuovi inizi. Tutto comincia là dove noi pensiamo sia finito. Il dramma del venerdì, il silenzio del sepolcro, il vociare delle donne la corsa e poi la delusione: “Io vado a pescare”. Vado a fare quello che so fare, senza dare spazio alla novità che già sorge nella notte dei sogni infranti. Quella mattina non lo riconobbero come già era accaduto alla Maddalena, ai due di Emmaus. Tuttavia, il cuore che arde dice che è il Signore. Pietro è promotore della conversione al passato e non al futuro, al vecchio e non al nuovo che irrompe. S’immerge nella notte come le reti dentro il buio pesto del lago. Ma un’ alba sorge sullo sfondo dell’antico mestiere di trascinatori notturni di reti. La nuova pesca non si fa più di notte, ma di giorno. Il giorno del Signore. E’ lì che egli ci raggiunge quando ancora non siamo in grado di riconoscere il mistero della sua sottile presenza. La vita di Pietro e degli altri non cambia quando gettano le reti come hanno sempre fatto, ma quando le gettano sulla sua parola di risorto e nella direzione che lui vuole : “Gettate dalla parte destra della barca e troverete”. Il pesce è abbondante, perché la vita viene a galla quando il Signore la abita e quando sulla sua parola diventiamo donatori di vita per gli altri. A Pietro la roccia, è chiesto un cuore di carne. Prima della professione di fede gli è richiesta la professione di amore: “Mi ami?”. Gesù lascia a Pietro e a noi questa domanda aperta e indirizzata alla nostra possibilità. All’appello del risorto Pietro risponde: “Ti voglio bene”, sfumatura linguistica che permette a Gesù di scendere al nostro livello. Si può cominciare dall’umile verbo dell’amicizia la scalata verso la donazione totale di sé, l’importante cominciare, e la Pasqua è stagione di nuovi inizi. La nostra resurrezione è inaugurata da questa domanda e prosegue con l’appello rivolto all’intelligenza e al cuore: “Seguimi!”. Il tuo posto di discepolo è sempre dietro a me e mai avanti a me in tutte le stagioni della tua esistenza. In questo modo si diventa “testimoni” credibili della Pasqua, quando si comprende che nella vita c’è molto più da valorizzare che da decidere, molto più da saper accogliere che da scegliere. A Gesù non interessa la perfezione. Possiamo essere ammaccati, segnati da mille cadute, ciò che importa è l’essere autentici, che mette in sintonia la parola con colui che il cuore riconosce.

Davide Carbonaro
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