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Gli uni gli altri

commento 19-05-19Il fatto che Giuda sia inghiottito dalle tenebre non impedisce alla luce di manifestarsi in pienezza. La gloria di Gesù non decresce, ma cresce in tutto il suo splendore nel momento in cui viene consegnato (tradito) nelle mani degli uomini. E’ in tale contesto che egli afferma la sua glorificazione istantanea da parte del Padre. Quel sigillo di amore e di fiducia che il Padre ha posto su di lui fin dall’inizio. La gloria, è il peso specifico dell’amore. Nel Figlio consegnato e al contempo amato, si espande la tenerezza di Dio. Quella sera, i gesti firmano il testamento del Maestro: egli si sveste davanti ai suoi discepoli, si china a lavare loro i piedi, a farlo anche per chi lo consegna e lo abbandona. E noi? Continuiamo a domandarci perché? Tutto questo, è fuori dalle logiche umane, dalle strategie di governo, da ogni rapporto discepolo-maestro. Gesù è giunto a questo punto, non per mantenere l’istituzione, né per farne una nuova, ma per edificare la tenerezza della gloria di Dio sul fragile filo dell’amore: “Vi do un comandamento nuovo che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato”. L’occhio cade su quel “come”, avverbio modale che ci fa salire per gradini l’amore. Non alla quantità fa appello Gesù, non possiamo amare quanto lui ha amato, ne rimarremmo schiacciati. Ma come lui ha amato ed ama, attraverso fragili creature. Un amore che precede sempre, che anticipa, che sorprende: “sapranno che siete miei discepoli”. Prima ama, poi chiede. Non tutti assieme, ma uno alla volta (gli uni gli altri). Eccola la realtà nuova che appare come la città discendente dal cielo. Non un amore condizionato: se cambi ti amerò! Ti amo e basta, così come sei, nella tua unicità. Questo amore ha spinto Paolo e Barnaba a costruire non sull’opera delle loro mani, ma sulla grazia di Dio alla quale la comunità del risorto li ha affidati. Quell’amore: conferma, esorta, designa, affida, attraversa, raggiunge, proclama, salpa, arriva al suo scopo, riunisce e racconta. Sono i verbi dell’evangelizzazione di ieri e di oggi, guidata non da strategie, calcoli, prospettive, ma dall’amore donato e silente che sollecita, spinge e fa andare oltre le povere opere delle nostre mani. L’amore apre porte, spalanca orizzonti, genera la fede lì dove noi neanche immaginiamo. Dove l’amore arriva pone la sua tenda, abita l’inabitabile e genera la novità, perché il Verbo si è fatto carne e ci ha amati sino alla fine.

Davide Carbonaro
Ultima modifica il Sabato, 18 Maggio 2019 10:25
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