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Cosimo Berlinsani e Anna Moroni, modelli di «comunità che accoglie»

moroni2Conclusa nell'Aula della Conciliazione la fase diocesana della causa di canonizzazione dei due servi di Dio, fondatori della Congregazione delle Oblate del Santissimo Bambino Gesù. «L’accoglienza e la cura che Anna e Cosimo avevano in particolare nei confronti dei più deboli non possono non essere di esempio in un mondo che sembra lasciare indietro proprio gli elementi più fragili della società». Il vescovo delegato per il clero e i seminari Daniele Libanori, da una settimana nominato ausiliare del settore Centro, descrive così la vocazione missionaria di padre Cosimo Berlinsani e madre Anna Moroni, fondatori della Congregazione delle Oblate del Santissimo Bambino Gesù, per i quali si è conclusa l’inchiesta diocesana delle cause di beatificazione e canonizzazione aperta il 5 giugno 2015. Due figure grazie alle quali si scopre che «in questa Chiesa nella quale è facile riconoscere le rughe c’è anche tanta santità», ha detto Libanori. Il rito si è svolto questa mattina, venerdì 31 maggio, nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Apostolico Lateranense, alla presenza dei membri del Tribunale diocesano monsignor Sławomir Oder, delegato episcopale, monsignor Giuseppe D’Alonzo, promotore di giustizia e Marcello Terramani, notaio attuario. Nati e vissuti nel ‘600, i due religiosi «pieni di Dio e premurosi nei confronti dell’umanità» divennero promotori della dignità delle donne, «soprattutto le più giovani, in una stagione in cui erano a loro spesso negati diritti, cultura e persino adeguata formazione spirituale». Compresero che il futuro della Chiesa e della società «era ed è, ancora oggi, l’educazione umana e cristiana dei giovani – ha rimarcato il vescovo -. Mostrarono che è possibile una comunità che accoglie. Hanno preso sul serio il Vangelo, vissuto quotidianamente per conformarsi pienamente con esso, tramite la pratica costante, gioiosa e piena delle virtù». Padre Cosimo Berlinsani, sacerdote professo dell’Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio, fu per trent’anni parroco a Santa Maria in Campitelli. «Si distinse per pietà e zelo», ha affermato il presule, ricordando che nel 1656, quando ci fu un’epidemia di peste «servì gli ammalati rischiando la vita». Nel 1649 assunse la direzione spirituale di Anna Moroni la quale, ispirata anche dall’opera redatta dallo stesso Berlinsani “La nutrice spirituale ovvero modo di allevare e far crescere spiritualmente Gesù Bambino nel proprio cuore”, istituì a palazzo Serlupi una scuola per le ragazze disagiate affinché fossero istruite. Si andava delineando la Congregazione delle Suore Oblate del Santissimo Bambino Gesù, per le quali padre Cosimo scrisse la prima regola di vita. «In questa attività – ha spiegato il vescovo Libanori – sopportò dissensi e persecuzioni persino dai suoi confratelli e superiori che accolse con carità e obbedienza». La Serva di Dio Anna Moroni, orfana di entrambi i genitori, crebbe nel collegio del Santo Spirito. Desiderosa di consacrarsi chiese ai religiosi della Congregazione dei Chierici Regolari della Madre di Dio a Campitelli di seguirla nel suo cammino spirituale. Qui conobbe padre Cosimo. Anna, devota verso il mistero dell’incarnazione e della redenzione e desiderosa di prendere parte al mistero dell’infanzia di Gesù, decise di «servirlo come una “nutrice” – ha proseguito Libanori -. La consacrazione religiosa è significativa per il nostro tempo se il cuore veglia con Cristo e le mani operose lo accolgono nei poveri e negli ultimi». Per il vescovo i due religiosi si sono distinti perché «non hanno abbassato lo sguardo e non sono passati oltre l’umano ferito nel corpo e nello spirito. Hanno letto con gli occhi della fede i segni dei tempi e risposto con creatività alle necessità della Chiesa. Hanno dunque proposto quella “fantasia della carità” che non conosce limiti». Postulatore della causa di padre Cosimo è padre Davide Carbonaro, parroco a Santa Maria in Portico in Campitelli, che analizza il rapporto tra Cosimo e Anna prendendo come riferimento quello tra Giovanni Battista e Gesù: «Padre Cosimo si abbassava e faceva un passo indietro per far emergere Anna», così come il Battista «doveva diminuire per far crescere Gesù». Nel loro percorso, brilla «la santità che ci cammina accanto». Per padre Josef Sciberras, postulatore della causa di madre Anna, queste «due belle figure nella loro epoca hanno lasciato il segno di chi vive pienamente il Vangelo. La loro è un’eredità che continua ancora oggi in varie forme e sfumature».

Di Roberta Pumpo Avvenire Romasette

31 maggio 2019
Ultima modifica il Venerdì, 31 Maggio 2019 17:27
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