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P. Molinaro: “Cosimo ed Anna ci insegnano una fede delle origini cercata e riproposta”

moliPubblichiamo il testo dell’Omelia pronunciata da P. Vincenzo Molinaro Rettore Generale OMD in occasione della Messa di Ringraziamento per la Conclusione del Processo di Beatificazione e Canonizzazione per i Servi di Dio Cosimo Berlinzani e Anna Moroni Fondatori delle Suore Oblate del SS. Bambino Gesù, presso la Basilica Papale di san Giovanni in Laterano venerdi 31 maggio.

Le ragioni della nostra gioia sono molto più profonde, più belle, più durevoli…non finiscono dopo una stagione. Sono persone, delle persone con le quali intratteniamo dei rapporti, anzi vorremmo che fossero profondi, personali al punto da divenire irrinunciabili
Una persona è Maria di Nazaret, che cammina frettolosa, ossia non cammina pigramente, ma in maniera spedita, allegramente…cammina in compagnia di Giuseppe, forse, e in compagnia sicuramente di Gesù. Gesù lo porta dentro di sé. Sarà il primo dei viaggi di Gesù, poi verrà quello a Betlemme, poi quello in Egitto…poi quello a Gerusalemme (12 anni e già birichino!) poi andrà via di casa fino all’ultimo viaggio, quello del Calvario. Un gran camminatore, si è allenato fin nel grembo materno. Maria di Nazaret cammina e canta, o cammina e prega…intanto assapora la gioia dell’incontro con la cugina che non vede da tempo e alla quale vuole fare una sorpresa. La sorpresa è garantita, non c’era il cellulare e nemmeno la posta… Mentre accompagniamo Maria che cammina domandiamoci il perché di tanta gioia? Cosa pensa di trovare Maria? Un tesoro? Va a prendere un’eredità? No, Maria va solo per stare accanto alla cugina che deve partorire, ha una certa età e quindi ha bisogno di assistenza. Maria va a servire, vuole aiutare. Ma non aspetta che qualcuno bussi alla porta a chiedere aiuto, no, parte, di corsa, allegramente, per aiutare, per servire. Questa ragazza, diventata donna all’improvviso, si rivela e non solo agli occhi di Elisabetta, una donna straordinaria, una che ha intuito il valore della vita in genere, sia di quella che porta in grembo. Ma anche della sua vita. La sua vita quella di una giovane promessa sposa che sogna i bambini e le gioie profonde e serene e umili della famiglia…e che è chiamata a entrare nella storia di Dio da protagonista. Lei senza quasi rendersene conto dice di sì. Eccomi, sono la serva del Signore: che meraviglia queste parole. Servi del Signore, vuol dire mettere la vita nelle sue mani e accettare dalla sua volontà ogni parola, ogni comandamento. Questa è la fede di Israele, purificata da ogni idolo, da ogni interesse, da ogni sovrastruttura. La fede è affidarsi alla mano misteriosa di Dio e lasciarsi condurre. Fino a Ain-Karin, fino a Betlemme, fino al Calvario?

Maria, la serva del Signore, cammina impavida e canta la grandezza del Signore e il suo mistero. L’essere di Dio sconosciuto a noi e alla nostra intelligenza, si rivela in una umile creatura, adolescente ma già matura per dare alla luce, per offrire all’umanità il frutto della sua fede, il servizio. Solo Maria è stata capace di questo gesto? Una eroina? Una donna …Troviamo tanti imitatori nella storia.
La prima che incontriamo è Elisabetta, la cugina di Maria, nel ruolo che sarà del figlio Giovanni Battista (il precursore), lei cioè riconosce in Maria la Madre del Signore e lo grida ai quattro venti, dichiarandola beata a motivo della sua fede. Qui entra in azione il suo figlioletto che agitandosi nel grembo della madre riesce a comunicare a lei la gioia e la grazie del contatto con Gesù. Possiamo dire che nel gioco interpretativo delle mamme con i loro figli esce un messaggio che porterà sempre le caratteristiche della grandezza di Dio che si rivela negli ultimi e affida all’uomo, al Verbo Incarnato, al precursore, alle madri, ai credenti affida il vangelo della incarnazione di Dio nell’umanità. Progetto eterno della misericordia, che da quell’ oggi si svela ai credenti e continuerà fino alla fine dei secoli. Anche a noi, qui, si rivela e ci viene consegnato. Alle nostre cure. Tutto questo risalta nel salmo e nella prima lettura.

Altre persone e altre relazioni, esperienze nuove e imprevedibili. Mi riferisco alle persone di Madre Anna Moroni e P. Cosimo Berlinsani. Non vi dirò nulla delle loro biografie che impareremo a conoscere e amare sempre di più. Voglio invitarvi a leggere come in sovrapposizione la loro esperienza spirituale con quanto abbiamo ascoltato nel vangelo e ammirato nei personaggi che lo hanno vissuto.
Anna Moroni e P. Cosimo, ascoltando la voce dello Spirito che parlando un linguaggio misterioso li ha raggiunti prima al cuore che alla intelligenza, sono diventati accoglienza nei confronti di tante persone povere, ignoranti, sfruttate, sole…per loro hanno saputo trovare una risposta immediata pronta, diciamo hanno offerto subito una mano amica per strapparle dalla strada e dalla sofferenza. Poi hanno riflettuto e pensato al modo di sostenerle non più per un giorno o una settimana, ma hanno creato una struttura di accoglienza. A chi si sono ispirati se non alla Vergine Maria che va a visitare Elisabetta e si mette a sua disposizione? L’intuito mistico, carismatico di P. Cosimo assimilato da Anna Moroni, è stato questo servizio prestato alle bambine, alle donne, ai poveri, sia per la salute fisica sia per il benessere spirituale. Il ruolo di nutrice spirituale è quello che si sono assunti e lo hanno sviluppato fino a farlo diventare un percorso approvato dalla chiesa e proposto come via di santificazione per un Istituto di perfezione: le Suore Oblate del Bambino Gesù. I Fondatori e le sorelle che abbracciano questa strada si impegnano a nutrire a far crescere in ogni persona che si affida a loro il bambino Gesù che è in loro. Allora sono due nutrizionisti, ma sono anche due consiglieri, sono due amici, perché no? sono padre e madre in senso pieno, perché Cristo sia tutto in tutti e perché raggiunga la pienezza della sua manifestazione. E noi?

Il processo sarà più o meno lo stesso. Toccati dallo Spirito, incontrato Gesù, ascoltato il Vangelo, il cristiano risponde, come Maria e si rinnova nella sua umanità il medesimo fenomeno: Dio presente nella nostra storia, nella mia storia, Dio che arricchisce la mia povertà di tanti doni spirituali. Il Signore mi rende gioioso, sensibile, altruista, delicato: senza rendermene conto comincio ad andare verso gli altri. Amatevi gli uni gli altri non è tanto un comandamento, è una necessità. Come vivere senza amare? Fino a comprendere che donare non è mai privarsi di qualcosa, ma arricchirsi della gioia della condivisione. Forse una madre si lamenta perché ha donato il latte al figlio? Al contrario è un’esigenza non solo fisiologica. La madre sa che il figlioletto deve crescere. La nutrice spirituale, il credente con il suoi esempio, con la sua parola con i suoi gesti, fa crescere il Bambino Gesù che vive in ogni creatura e vuole giungere alla pienezza della statura di Cristo. Così la nutrice si prende cura della fede del prossimo e l’accompagna come un maestro e molto di più come una madre veglia sul figlio e ne scruta ogni segno di crescita e ogni necessità. Ora sono i dentini, ora i primi passi, ora il bisogno di cibo solido…prenderci cura del nostro prossimo…questo è l’insegnamento di P. Cosimo e Madre Anna. Diventare noi nutrice della fede dei fratelli. Dedicare loro la vita, come ha fatto Maria, prima con Gesù e poi con la Chiesa. La vita offerta donata, consacrata al servizio. L’intuizione di P. Cosimo, sta nell’accostamento della maternità fisica a quella spirituale. La prima ci serve come ispirazione. La seconda è la motivazione superiore. Questa ci detta i passi da compiere con la semplicità e naturalezza con cui la mamma allatta il figlio, lo avvolge nel pannolino e dedica a lui tutte le attenzioni di cui ha bisogno. Senza sforzi, senza fatica si direbbe. La nutrice spirituale lo fa certamente senza fatica…

Come sappiamo oggi si chiude una fase importante del processo di beatificazione e canonizzazione di P. Cosimo e Madre Anna. Sono stati raccolti tutti i documenti che li riguardano, tutti gli scritti e tutte le testimonianze. Sono tanti faldoni. Cosa si vuole dimostrare senza ombra di dubbio? Che i due Servi di Dio lo hanno servito con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente, e allo stesso modo hanno servito il prossimo. Senza ombra di dubbio. La Chiesa esaminerà questi documenti e se la risposta sarà positiva, come speriamo, dirà che questi servi di Dio hanno vissuto il vangelo in maniera esemplare e che noi possiamo imparare da loro. Il loro esempio sarà garanzia di successo.

Così ci renderemo conto che fare il presepe, oppure dare un bicchiere d’acqua o insegnare il catechismo non sono cose irrilevanti, da bigotti, ingenui. Alla scuola di P. Cosimo e Madre Anna impareremo la responsabilità di una fede che cerca la propria origine nella umiltà del Figlio di Dio, nella umiltà di Maria di Nazaret, che si fa coinvolgere dalla Parola del Vangelo, che accoglie il mistero della incarnazione. E lo ripropone. Due passaggi, scoprire la sorgente, questa vena di acqua purissima che è l’umanità di Cristo e seguirla fino alla sua Pasqua di morte e risurrezione, facendo suo il cammino doloroso di Cristo. Fino allo splendore della Risurrezione. Il percorso infatti non fa salti, c’è anche la croce, c’è il Calvario come testimonia la vita di Madre Anna. Troviamo Cosimo Berlinsani, Anna Moroni e come loro tanti altri. Troviamo tanti cristiani anonimi che non hanno mancato di far crescere il Bambino Gesù nella persona dei fratelli. Domandiamoci se andiamo nel verso giusto, oppure se dobbiamo ancora fissare la nostra bussola nella giusta direzione. Cosa c’è davanti a noi? Quali sono i nostri sogni? Le nostre aspirazioni profonde? Stimolo per trovare la risposta più giusta per noi, sia un pensiero di P. Cosimo: “Ho concepito grandi speranze e ho per sicuro che non piccolo frutto debba raccogliersi da una semenza di questa sorte”. Il vangelo del servizio è il seme che porterà grande frutto perché noi tutti siamo desiderosi di accoglierlo e di farlo crescere in noi.
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