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L’uscio di casa

Commento 27-10-19Anche la preghiera ha i suoi cortocircuiti soprattutto quando sbaglia direzione, invece di essere una spinta interiore che arriva fino alle nubi, può arenarsi dentro i limiti del proprio sentimento o dell’autosufficienza. Pregare è riconoscere la propria umanità, pregare è cominciare dal basso, dalla povertà del nostro umano esistere, perché un Altro ci sollevi in alto. Ha guardato l’umiltà della sua serva, ha innalzato gli umili. Eccolo il segreto della vera preghiera. Maria dilata il suo cuore, non il suo io. Sperimenta come gli avvenimenti che accadono nella sua vita, hanno un altro protagonista: il Dio dei Padri. Anche Paolo al termine dell’esistenza, prigioniero e deluso, percepisce la sua precarietà, ma sente emergere una vicinanza e una forza: quelle del Signore. Solo attraverso la nuda confidenza, potrà portare a compimento l’annuncio del Vangelo. La preghiera, quella che si alimenta della nostra quotidianità, ci fa stare con la schiena dritta e la testa alta, quando riconosciamo che la dignità non viene da noi, che non ci salviamo da soli, che non possiamo essere il metro di giudizio per gli altri. Dio specchio delle nostre brame. Quante volte iniziamo bene il dialogo con lui e poi ci perdiamo nei labirinti del nostro io. E’ quello che è accaduto al sincero, ma supponente Fariseo: nel posto giusto, ma con il cuore altrove. Era ben collegato con se stesso: “tra sé”, presumendo di sé e giudicando gli altri. Il pubblicano nella distanza, accettando la condizione di peccatore, bussa al suo cuore per far scaturire la sorgente della divina misericordia, prega con parole non sue ma, che rispecchiano in lui la Parola del Salmo 51: “Pietà di me o Dio…”. Il Pubblicano esce dal suo tra sé grazie alla Parola di un Altro, entrando nell’autentica relazione con Dio. Luca, intercetta questa Parabola del Signore, per aiutare la sua Comunità e noi, a superare supponenze e giudizi maldestri soprattutto nella preghiera. Preghiera che ci accomuna, che non crea distanze, che non si misura con giudizi, ma ci porta in una relazione oltre e altra da noi. Non sappiamo se il Fariseo è rimasto nel Tempio, magari a congratularsi con i suoi pari, la Parabola non ce lo dice. Sappiamo invece che il Pubblicano ritorna a casa sua giustificato, cioè trasformato. La preghiera, la vera relazione con Dio ci cambia, cambia le nostre relazioni le fa autentiche e senza ipocrisia. Il Pubblicano torna a casa, lasciando aperto l’uscio della porta, perché il Signore vi possa entrare.

Davide Carbonaro
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E-mail:
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