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Lo Spirito di Padre Cosimo Berlinsani è ancora vivo

conber1Si è tenuto a Roma, il 25 e 26 ottobre, presso la “Domus Nova Bethlem”, un incontro di studio sul servo di Dio padre Cosimo Berlinsani (1619-1694), sacerdote professo dell’Ordine della Madre di Dio e fondatore delle Suore Oblate del Santissimo Bambino Gesù. Le due giornate di studio fanno seguito alla conclusione, il 31 maggio scorso, dell’inchiesta diocesana per la beatificazione e canonizzazione di padre Cosimo Berlinsani e della serva di Dio madre Anna Moroni (1613-1675), che nel 1672 fondò, insieme a padre Cosimo, la congregazione delle Suore Oblate del Santissimo Bambino Gesù. In occasione del quarto centenario della nascita di Berlinsani, è stata approfondita la sua figura storica e spirituale nel contesto della Roma del XVII secolo. Qualificato e prestigioso il parterre dei relatori. Dopo il saluto dei Superiori Generali, Madre M. Daniela Faraone OBG e Padre Vincenzo Molinaro OMD, sono intervenuti: Davide Carbonaro OMD, Postulatore Generale OMD; Domenico Rocciolo, Archivio Storico del Vicariato; Emanuele Atzori, Archivio Storico OBG; Emma Caroleo, Pontificia Università Gregoriana; Davide Marino, Istituto Teologico Calabro S. Pio X; Giancarlo Rocca, già Pontificia Università Gregoriana; Joanna Bryske OBG, Commissione storica Berlinsani. Nel ruolo di moderatori: Luca Carboni (Archivio Segreto Vaticano) e Angelo Zema (Direttore di “Roma Sette”). Le conclusioni sono state a cura di Gabriella Zarri, dell’Università degli Studi di Firenze. La prevista prolusione di Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, non ha potuto tenersi perché il Vescovo è stato chiamato a partecipare al Sinodo speciale sull’Amazzonia. Per meglio comprendere la spiritualità e il cammino del Servo di Dio, “Orbisphera” ha intervistato padre Davide Carbonaro OMD, parroco di Santa Maria in Portico in Campitelli e postulatore della causa di beatificazione e canonizzazione di padre Berlinsani. Padre Davide ha raccontato che già i contemporanei elogiavano padre Berlinsani come “un religioso d’insigni virtù e un grande operaio nella Vigna del Signore”. “Dolcezza”, “naturale felicità” e “inclinazione alla virtù” sono i tratti con i quali viene descritto dal suo primo biografo. Forte la sua vocazione mariana. Nota la sua frequentazione lucchese della Congregazione giovanile della Madonna della Neve, presso la Chiesa di Santa Maria Corteorlandini. Cosimo Berlinsani entrò nella Congregazione della Madre di Dio confessando all’allora Superiore generale, Domenico Tucci, il desiderio di vestire quell’abito perché “la tenerezza verso la Madre di Dio era l’anima di tutte le sue opere”. Ricevette l’abito il 25 marzo del 1643 nel giorno dell’Annunciazione. Tale evento venne annotato nei libri di Comunità con la seguente motivazione: “già fatto sacerdote […] quale è venuto con desiderio ardente di profittarsi nello spirito, sotto la protettione della Santissima Vergine. Così piaccia lei d’impetrarli con la perseveranza l’adempimento de’ suoi Santi desideri”. La sua professione religiosa cominciò dal basso. Da sacrestano fu subito ben compreso e accolto dai fedeli e “non avendo ancor compiuto trent’anni di età, i superiori lo destinarono al servizio della confessione e direzione d’anime nella popolare parrocchia di Campitelli, che egli servirà come pastore per tre decenni”. Era così bravo ad ascoltare, fasciare le ferite del penitente e comunicare la riconciliazione che a Roma si diffuse la sua fama quale confessore di “straordinaria pietà”. In fila tra tanti penitenti, incontrò la futura serva di Dio Anna Moroni, un’orfana al servizio dei nobili di Palazzo Serlupi a Roma, a pochi passi da Santa Maria in Campitelli. Anna, schiva e segnata dalla sofferenza fin dall’infanzia, si era dedicata alla vita interiore e alla penitenza rigorosa, senza tralasciare un desiderio di profonda carità e servizio. Fu l’inizio di un vero e proprio “viaggio spirituale” che condusse i due fratelli nella fede a interporre i piccoli e i poveri tra loro e il volto di Cristo. L’occasione di vivere una carità operosa si presentò durante la peste del 1656. Il servizio alla città segnata dal flagello consolidò il legame tra Cosimo ed Anna, che operarono instancabili presso l’ospizio dei lucchesi. Fu attraverso l’esperienza della fede e della cura del prossimo nella sofferenza che padre Cosimo ideò e scrisse “La nutrice spirituale”, ovvero il modo di far crescere spiritualmente Gesù Bambino nel proprio cuore. Nel 1662 padre Cosimo, insieme alla Moroni, fondò presso palazzo Serlupi una scuola per consentire alle ragazze di apprendere le virtù umane e cristiane: “devozione, modestia e mortificazione”. Il 2 luglio del 1672 ebbe inizio la Congregazione delle Suore Oblate del Santissimo Bambino Gesù, laiche dedicate all’accoglienza orante e all’assistenza generosa per le ragazze bisognose di istruzione umana e spirituale. Tre le principali finalità della nuova Congregazione: “Ospitare gratuitamente le fanciulle che desideravano accostarsi ai Sacramenti; ospitare giovani che volevano ‘monacarsi’; accogliere donne di qualsiasi condizione per gli esercizi spirituali. Accanto a questi fini, aggiunse quelli della cura dei parati sacri e l’insegnamento della Dottrina cristiana nelle parrocchie di Roma”. Agli inizi del 1680 l’espansione della Congregazione assunse dimensioni regionali. Le Convittrici si diffusero a Spoleto, Todi, San Severino Marche, Città di Castello e Rieti. Oggi sono presenti in Italia e in America Latina. Uno dei biografi scrisse a tale proposito che Cosimo fu lo strumento con cui Dio “fece mirabili conversioni, riportandone copiosissimo frutto nelle anime”.

Intervista a cura di Antonio Gaspari
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