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Statura di uno sguardo

commento 03-11-19Ormai sei talmente mischiato tra la folla che non ti distingui più: “una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra”. Hai assorbito tutto di noi, tranne la zavorra del peccato. Ci sono occhi che ti cercano per giudicarti, altri per chiedere, altri per conoscerti. Occhi che fanno bello il volto, altri che lo rendono bruto. Ma tu ci hai fatti per te, e se i nostri occhi non sostengono il tuo sguardo, cerchi la tua creatura: amante della vita! Noi non sappiamo cosa abbia spinto Zaccheo a gettare il suo sguardo sulla folla: curiosità, desiderio di vedere il rabbi dei miracoli, paura di essere riconosciuto. Sappiamo che una forza, un desiderio del suo animo , lo spinge a salire sull’albero. Zaccheo è stanco della sua statura fisica ed interiore? Non lo sappiamo! Lo rivelerà lui stesso in seguito. Egli ora è sull’albero, come un frutto, nell’attesa di essere raccolto. Gerico è l’oasi dei frutti che maturano tutto l’anno, Gesù vi passa perché il frutto del suo amore, della sua donazione, sta per maturare nella Gerusalemme che uccide i profeti. Più tardi nei pressi del Tempio, cercherà frutti da un albero di fico. Lo troverà bello, ma vuoto; apparente, ma inutile; condannandolo al suo destino. Lo sguardo di Gesù su Zaccheo è dal basso verso l’alto, come quello della supplica di Lazzaro, della vedova, del pubblicano. In lui, Dio si pone dal basso, come un povero, mendicante di uno sguardo. Devo fermarmi a casa tua. Non un obbligo, ma il sogno di Dio, abitare la casa dell’umanità. Vengo io da te per condividere quello che sei e quello che hai. La tavola dei peccatori, degli esclusi. Gesù non chiede nulla a Zaccheo, non è nel suo stile, con la sua presenza inaugura il dono di sé. Da questo dono Zaccheo comincia a rivoltare il suo cuore. Lo fa in piedi recuperando una statura perduta. E comincia proprio dal verbo dare, moltiplicando quanto la legge mosaica chiedeva: “quattro volte tanto”. Cosa lo spinge all’eccesso? Cosa ha visto in quel rabbi tutto occhi e cuore per lui? Una misericordia smisurata che non costringe, ma libera. Una amicizia senza pregiudizio che rivela chi sei: figlio, nel quale da oggi abita la salvezza.


Davide Carbonaro
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