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Stupore

Commento 25-12-19L’antico profeta Isaia ha intravisto il Dio con noi in un tenero bambino. Una nascita che è presagio di pace, dentro i compromessi della storia. Il suo oracolo ritma tre verbi nei quali la luce si fa spazio, prende corpo dalla notte dei tempi: moltiplicare, dividere, spezzare. Verbi che si possono usare nei periodi di guerra e in quelli di pace. Moltiplicare è accompagnato dal suo sinonimo aumentare. Dio fa finalmente i conti con l’umanità. Lui non calcola: ama. Non sottrae, aggiunge. Lì dove l’uomo non arriva osa lui: ed è gioia. Cosa c’è da temere in un bambino piccolo, inerme? Cosa c’è da competere con chi ha bisogno di tutto? Solo una umanità disarmata può accogliere Dio che viene. Eppure, per loro non c’era posto nell’alloggio. Parola greca che indica il grembo della casa, non la soglia. Dio viene ad abitare l’intimo dell’uomo, la sua profondità. Tuttavia, mentre il potere terreno pensa ai calcoli, dà i numeri, per dirsi addosso su quanto e su chi può contare; Dio conta su una fragile creatura: Maria di Nazareth. Scelta per essere sposa e madre di una umanità nuova. L’umile falegname di Galilea, cercatore di strade inedite, vero Padre dell’Israele fedele. Un nugolo di pastori, ultimi della terra, ma primi uditori del Vangelo. Una piccola carovana di saggi con i colori dell’umanità e i doni della creazione, per onorare il Dio bambino. Oggi, conta ancora su di me e su di te, che sostiamo pieni di stupore davanti al presepe e torniamo a rinascere. Anche a noi è dato lo stesso segno. Non muta, ci cambia se solo lo vogliamo. E’ silente, ma “vangelo vivo” per chi abilita l’orecchio del cuore all’ascolto sincero. Guardi l’umano e scopri Dio. Quel bambino ha bisogno di te, tocca a te prenderti cura di Dio: Quando ha fame di pane e di amore nel fratello e nella sorella; quando soffre l’ingiustizia e la povertà; quando piange perché rifiutato e maltrattato; quando è scartato perché non c’è posto per lui nel cuore; quando è ucciso dall’indifferenza e dalla banalità del male. Il bambino di Betlemme, nasce lì, abita lì, muore e risorge lì, mai senza di me e di te. La parola Betlemme porta inscritta nel suo senso ciò che è più caro al cuore umano: la casa ed il pane. Gesù nasce a Betlemme per dire all’umanità che c’è casa e pane per quanti come lui si faranno dono agli altri.

Davide Carbonaro
Ultima modifica il Martedì, 24 Dicembre 2019 22:07
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