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Domenica, 30 Novembre 2014 12:15

Cappella musicale presenta il CD del Requiem di Bonaventura Rubino

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notizia 28-11-14Nel mese di novembre 2013, recensendo un suggestivo concerto in Santa Maria in Campitelli, auspicammo che l'evento avesse un seguito discografico.
Sia stata la sacralità del luogo nel quale in desiderio fu manifestato, sia stato, principalmente, la tenacia di Vincenzo Di Betta, Maestro di Cappella, e la convinta collaborazione di Padre Davide, dell'Ordine Discepoli di Maria, fatto sta che da qualche giorno, per la Casa Discografica Tactus, la Messa a 5 voci concertata di Frate Bonaventura Rubino è disponibile in un CD corredato di un colto e preciso libretto. Lunedì 17 novembre 2014, la  presentazione dell'album è avvenuta nella Sala Baldini, in Piazza Campitelli a Roma, con gli interventi di Padre Giuseppe Magrino (ODFM Conventuali) , Maestro di Cappella della Basilica Papale S.Francesco di Assisi, della dott.ssa Paola Ronchetti,Musicologa della Cappella Musicale di S.Maria in Campitelli e Dottore di Ricerca dell'Università La Sapienza, del dott. Franco Bruni, musicologo; il gregorianista e organista dott. Massimo Bisson dell'Università Ca' Foscari, moderati dal dott. Dario Ascoli, saggista per le Edizioni del Teatro di San Carlo, e introdotti dal saluto di Padre Davide Carbonaro (OMD)  Gli interpreti sono elementi della Cappella Musicale Santa Maria in Campitelli, dell' Ensemble La Cantoriae dello Studio di Musica Antica Antonio Il Verso di Palermo, il direttore il M° Vincenzo Di Betta.  L'esecuzione romana, che seguiva di una settimana l'anteprima palermitana nella Chiesa di San Francesco, è stata resa possibile dalla stretta e fattiva collaborazione tra la Basilica di S.Maria in Campitelli e la Basilica dei Santi XII Apostoli, dei rispettivi attivissimi parroci Padre Davide e Padre Agnello, oltre che, naturalmente, dal lavoro congiunto e concertato degli insiemi vocali e strumentali. L'opera, inedita  fino al 2013, appartiene al patrimonio culturale seicentesco siciliano. Bonaventura Rubino (1600-1668), nato a Montecchio, frazione di Darfo Boario Terme, in Lombardia, ricoprì la carica di Maestro di Cappella presso la Cattedrale di Palermo, soggiornando nel capoluogo siciliano, documentatamente, dal 1643 al 1665, anno a partire dal quale non si rinvengono notizie di ulteriore attività musicale, pur non potendo escludere che la permanenza in Sicilia si sia protratta ulteriormente. Fu figura di primo piano della vita musicale palermitana nei decenni centrali del XVII secolo, insieme con Giovan Battista Fasolo e i palermitani Vincenzo Amato e Bonaventura Aliotti. Il catalogo di composizioni sacre di questi autori si incentrava intorno alla musica devota in onore della Santa patrona , Rosalia, eseguita durante gli imponenti festeggiamenti, di 'u Fistinu, del 14 luglio, favoriti dalla qualità del clima, e ravvivati da una accesa devozione alla Santa. Di Bonaventura Rubino è un dialogo sacro, la cui musica non è arrivata a noi, composto nel 1652 in onore della patrona palermitana: La Rosalia guerriera. Il catalogo delle opere di Rubino consiste in Sette raccolte di musica sacra scritte tra il 1645 e il 1658, tutte composte e stampate a Palermo. Vi si annoverano i Salmi che compongono il Vespro per lo Stellario della Beata Vergine, del 1644, recuperato e ricostruito partendo da diverse fonti manoscritte, custodite a Malta e a Bologna oltre che a Palermo, e riproposto nel 1990. Dalla nebbiosa Pianura Padana, dunque, Frate Bonaventura Rubinogiunse nella Roma, musicalmente sotto la dotta influenza di Girolamo Frescobaldi, molto attivo in SS.Apostoli. Ma a Palermo il religioso musicista trovò l'ambiente ideale per sviluppare e sperimentare il proprio linguaggio musicale, a partire dalla Seconda Prattica monterverdiana, acquisendo anche le prassi tonali e candenzali che a Napoli si andavano rapidamente affermando. Non solo clima dolce, cucina ricca e popolazione ospitale, ma anche libertà di espressione musicale, ed ecco individuate le forti motivazioni, sebbene non le uniche, a trattenere Frate Rubinonella meravigliosa capitale siciliana, da sempre aperta alle diverse culture e capace di esaltare il meglio di ciascuna di esse.
Utilizzando un modello fortemente unitario basato sul ciclico ripresentarsi del medesimo materiale musicale nelle sezioni Dies Irae, Tuba mirum, Liber Scriptus e Judex ergo, Juste judex, Qui Mariam, Inter oves e Confutatis, il Bonaventura predispose una partitura affascinante e nello stile più moderno sincrono, ma che alla compatezza univa una relativa comprensibilità che ne favorisse l'uso liturgico. Non vogliamo interpretare questa caratteristica quale una diminutio del valore artistico, il quale emerge limpido dalla purezza dei contrappunti e dalla ispirazione delle melodie; vogliamo, viceversa, sottolineare l'attenzione del compositore alle esigenze dell'assemblea dei fedeli, coinvolta e partecipe del mistero della morte, del Giudizio Universale e della Resurrezione della carne attraverso le parole della Sequenza di Tommaso da Celano, francescano del XIII secolo, messe in musica. Sul valore e sul significato teologico della musica sacra ha riferito con dotta partecipazione di sentimento di fede il Maestro Padre Giuseppe Magrino; nella regola francrescana il canto è centrale e imprescindibile, non lo si evince solamente da quanto contenuto nel Cantico delle Creature, ma anche da prescrizioni del Santo di Assisi e da episodi di vita e di prodigi di cui egli fu protagonista e artefice, come narrato nell'aneddoto della "cetra angelica"."Il canto è armonia e l'armonia è espressione di Dio".Nel merito della Messa pro defunctis, è proprio ad un frate francescano, beato per acclamazione, Tommaso da Celano, che si deve il testo del Dies Irae.
Sugli aspetti storici e musicologici si è incentrato l'intervento di Paola Ronchetti, rivelando la grande ricchezza di docunenti custoditi nella biblioteca di Santa Maria in Campitelli, lasciando intuire e sperare nel futuro in nuove importanti prime esecuzioni moderne di pagine del 600 e '700, principalmente composte da frati francescani. Franco Bruniha dedicato 6 anni del proprio lavoro di musicologo alle biblioteche maltesi, in cui è custodita una copia manoscritta della Messa de Morti à 5 concertata (1653) di Bonaventura Rubino. Sull'interpretazione della Messa da Requiem di Rubino, sulle interpolazioni gregoriane che rendono la partitura liturgicamente idonea e sull'uso dell'organo ha relazionato Massimo Bisson;il musicologo veneto ha posto in risalto l'anomalia della presenza della musica strumentale in una liturgia funebre, rilevando come nella Sicilia di metà seicento, invece, tanto l'organo quanto, sia pure in misura minore, strumenti ad arco e a fiato, trovasse collocazione nelle celebrazioni solenni. Per i concerti e per la registrazione è stato impiegato un prezioso organo positivo  di Pellegrino Pollicolli del 1635, affidato dalla Chiesa di S.Maria in Campitelli. Il ricco CD consta di ben 42 tracce, con i brani della Messa concertata di Rubino, due  Sinfonie di Salomone Rossi, brani di Giacomo Carissimi, di Joham Jakob Froberger, di Girolamo Frescobaldi, Francesco Cavalli  e i gregoriani, monodie liturgiche  di antico rito romano del Messale di San PioV  e del Gradualenelle versione medicea. La scelta, sulla quale i relatori si sono espressi ponendone in risalto tanto gli aspetti musicali, quanto quelli storici e quelli liturgici, permette all'ascoltatore di immergersi totalmente in un evento  unico e coerente, al quale un fedele della prima metà del '600 avrebbe potuto assistere. E' stato riferito da Franco Brunicome con estrema probabilità che rasenta la certezza, la Messa de Morti di Frate Bonaventura Rubino sia stata eseguita nell'ambito delle celebrazioni funebri per Filippo IV di Spagna  nel 1665; il libretto del CD riporta una cronaca della cerimonia funebre con puntuali descrizioni dei momenti musicali e delle intense emozioni che essi suscitarono nei presenti. Doverosa riconoscenza è stata espressa al dott. Nicolò Maccavino, curatore della revisione della partitura e consulente dell'intera realizzazione dal vivo e discografica. La presa sonora, di buona qualità, restituisce, senza enfasi artificiose, la spazialità dell'esecuzione con le mutue disposizioni di Soli, Coro, Organo principale e strumenti di continuo. Di grande pregio le esecuzioni organistiche di Franco Vito Gaiezza, bilanciato il continuo diversificato, con positivo, tiorba e violone, sontuosi i fiati con cornetti e tromboni naturali. I  complessi, la Cappella Musicale di Santa Maria in Campitelli di Roma ,lo Studio di Musica Antica Antonio Il Verso" di Palermo el'Ensemble "La Cantoria"  sono stati con cura concertati da Vincenzo Di Betta. I cantori della Cappellasono tutti, singolarmente, artisti di grande competenza e cultura musicale; la circostanza sposta il compito del loro Maestro dal piano di preparatore a quello di fine concertazione, nel quale Di Betta si prodiga con determinazione ed entusiasmo, raggiungendo risultati di eccellenza. Il CD non rappresenta solo  un "documento" di valore storico per addetti ai lavori, l'accuratezza delle scelte e delle esecuzioni creano le condizioni perchè la filologia sia al servizio dell'emozione musicale; certamente merito delle qualità musicali di ogni singolo cantore e strumentista, ma l'emozione nasce dall'amore per la musica che sposa la competenza, ed è quanto riesce a Vincenzo Di Betta, infaticabile ed eclettico musicista. (Redazione Oltrecultura).


28 novembre 2014
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