2026

“Il silenzio della Croce e la forza dell’Amore”. Venerdì Santo a Campitelli

“Il silenzio della Croce e la forza dell’Amore”. Venerdì Santo a Campitelli

Nel cuore della Settimana Santa, il Venerdì Santo si è imposto ancora una volta come il giorno più denso di mistero, silenzio e contemplazione. Nella parrocchia di Santa Maria in Portico in Campitelli, la celebrazione della Passione del Signore ha raccolto la comunità in un clima di raccoglimento profondo, quasi sospeso.

A presiedere l’azione liturgica è stato padre Pierpaolo Ottone, dei Padri Caracciolini, ai quali è affidata la rettoria della chiesa di Sant’Angelo in Pescheria. In questa occasione ha guidato la celebrazione per l’intero territorio parrocchiale di Campitelli, segno concreto di comunione ecclesiale che ha reso ancora più significativo questo momento.

Prima dell’inizio della liturgia, padre Ottone ha offerto una meditazione intensa e coinvolgente, capace di introdurre i fedeli nel mistero del giorno. Ha definito il Venerdì Santo come il “Black Friday” per eccellenza, non nel senso consumistico a cui siamo abituati, ma come il giorno in cui la notte sembra calare sul mondo, in cui si apre una voragine di dolore e di assenza: Cristo è morto.

La Chiesa, in questo giorno, tace. Le chiese sono spoglie, prive di ornamenti, immerse in un silenzio che non è vuoto, ma carico di significato. Un silenzio che richiama anche quello di tante sofferenze contemporanee: le vittime delle guerre, delle ingiustizie, delle malattie. Nessun canto solenne, il discreto suono d’organo: solo l’essenzialità di una preghiera sobria e intensa.

Al centro della riflessione, la Croce: segno di strazio e di infamia, ma al tempo stesso rivelazione suprema dell’amore di Dio. Un amore che non si sottrae, che non si difende, ma che si dona totalmente. Cristo non scende dalla croce, non si tira indietro: resta, fino alla fine.

Richiamando le parole di don Primo Mazzolari, padre Ottone ha sottolineato come il dono più vero nasca proprio quando non si ha più nulla da trattenere per sé. Il Crocifisso diventa così il segno eloquente di un’offerta totale, senza ritorni, senza condizioni: puro amore.

La liturgia del giorno, priva della celebrazione eucaristica, ha orientato lo sguardo verso l’unica “Eucaristia” celebrata da Dio stesso sulla croce: il dono del Figlio. Nel racconto della Passione secondo Giovanni, proclamato durante la celebrazione, Gesù appare pienamente consapevole, sovrano anche nel dolore, capace di trasformare la morte in atto d’amore.

Un’immagine suggestiva ha attraversato la meditazione: quella del profumo versato da Maria a Betania, segno di amore gratuito. Ora è Cristo stesso a “rompere” il proprio corpo, perché il profumo del suo amore si diffonda nel mondo intero. Un amore che continua a manifestarsi anche oggi, nei gesti concreti di chi si dona agli altri, spesso nel silenzio.

Il Venerdì Santo, allora, non è solo memoria di un dolore passato, ma esperienza viva: Cristo si fa compagno di ogni sofferenza, di ogni fallimento, di ogni notte senza luce. Ed è proprio lì, nel buio, che si apre uno spiraglio di speranza.

La celebrazione si è conclusa con la preghiera universale, che ha abbracciato l’umanità intera, e con l’adorazione della Croce: gesto semplice e potente, davanti al quale ciascuno è stato invitato a deporre il proprio cuore.

In questo giorno, la comunità ha riscoperto che il Vangelo passa anche attraverso ciò che apparew paradossale: per vivere bisogna morire, per trovare bisogna perdere. È nella Croce che si rivela il senso più profondo dell’esistenza.

E da quella Croce si leva ancora oggi una preghiera, antica e sempre nuova:
“Ricordati di me, Signore, nel tuo Regno.”