2026

Dove guardi quando soffia il vento?

Dove guardi quando soffia il vento?

Ci sono venti che fanno rumore e venti che fanno paura.

Non sono soltanto quelli che agitano il mare. Ci sono i venti dell'inquietudine, dell'incertezza, delle parole che feriscono, delle notizie che ci turbano, delle domande che non trovano risposta. Sono quei momenti in cui tutto sembra vacillare e anche la fede fatica a trovare un punto d'appoggio.

 

Il Vangelo di questa domenica ci porta nel cuore di una di queste notti. La barca è lontana dalla riva, il vento è contrario, le onde si fanno minacciose. I discepoli remano, ma sembra di non avanzare.

 

È un'immagine che attraversa ogni tempo. Prima o poi tutti conosciamo l'esperienza di una traversata faticosa, quando ci sembra di essere lasciati soli a lottare contro ciò che è più grande di noi.

 

Gesù arriva proprio lì, nel momento più buio della notte. Non elimina subito il vento. Non placa immediatamente il mare. Cammina sulle acque, come a dire che ciò che per noi è motivo di paura non è un ostacolo alla sua presenza. Anzi, è proprio lì che egli ci raggiunge.

 

Pietro compie un gesto sorprendente. Chiede di andare verso Gesù e, finché il suo sguardo rimane fisso sul Maestro, accade l'impossibile: cammina sulle acque.

 

Poi Matteo annota una frase brevissima: «Vedendo il vento, ebbe paura.»

 

È una frase che merita di essere riletta lentamente.

 

Pietro non affonda perché il vento diventa più forte. Affonda perché il vento diventa il centro del suo sguardo. Le onde occupano il posto che fino a un istante prima apparteneva a Gesù.

 

Forse è questa la tentazione più sottile della vita spirituale. Non perdere la fede all'improvviso, ma lasciare che le paure diventino più grandi della presenza del Signore. Continuare a guardare il problema, finendo per non vedere più Colui che ci chiama.

 

La prima lettura sembra raccontare la stessa esperienza. Anche Elia incontra un vento impetuoso, capace di spezzare le rocce. Ma la Scrittura ripete con forza: «Il Signore non era nel vento.»

 

Quante volte immaginiamo che Dio debba manifestarsi attraverso ciò che è straordinario, evidente, travolgente. Invece il profeta scopre che il Signore gli viene incontro in una «voce di silenzio sottile». Dio non fa concorrenza al rumore. Attende che il cuore ritrovi il silenzio per poter riconoscere la sua presenza.

 

È come se le due letture ci consegnassero la stessa domanda.

Che cosa stai guardando? Il vento che soffia o il Signore che viene incontro?

Il rumore delle paure o la voce che continua a dire: «Coraggio, sono io, non abbiate paura»?

 

La fede non consiste nel convincersi che il vento non esista. Consiste nel non permettere al vento di decidere dove orientare il nostro sguardo.

 

Alla fine Pietro affonda. Ma il Vangelo non termina con il suo errore. Gesù tende immediatamente la mano e lo afferra. Prima della correzione viene il gesto della salvezza. Prima del rimprovero c'è una mano che rialza.

 

È questa la speranza del cristiano. Non avere una fede così forte da non vacillare mai, ma sapere che esiste una mano più forte delle nostre paure.

 

Forse il Signore, questa domenica, non ci chiede di aspettare che il vento si fermi. Ci invita piuttosto a riscoprire dove posare lo sguardo. Perché il vento passerà. La sua presenza, invece, rimane. Sempre.