2026
L’amore che non dimentica il fratello
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Come si fa a fare tutto? Ci sono tante responsabilità, tante persone che chiedono qualcosa di noi, tante cose che sembrano urgenti. E così, nel tentativo di non trascurare nulla, rischiamo di perdere di vista l’essenziale.
Anche a Gesù viene chiesto di stabilire una priorità: «Maestro, qual è il grande comandamento della Legge?». La risposta è conosciuta: amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente. Ma Gesù non si ferma qui. Aggiunge: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
Il secondo comandamento è simile al primo. Non è un’aggiunta per chi, dopo aver pensato a Dio, trova ancora un po’ di tempo per gli altri. Gesù li tiene insieme: l’amore di Dio e quello del prossimo non possono essere separati. Da questi due comandamenti, dice, dipendono tutta la Legge e i Profeti. Ma che cosa significa, concretamente, amare il prossimo?
La prima lettura risponde con una scena domestica, quasi banale. Un uomo ha preso in pegno il mantello di un povero. Dio gli chiede di restituirlo prima del tramonto: «Perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo?».
Per chi lo trattiene, quel mantello può essere una garanzia; per chi lo ha consegnato, è ciò che gli permette di affrontare la notte. La stessa cosa può essere guardata in due modi: dal punto di vista di ciò che mi spetta o da quello di cui l’altro ha bisogno.
Dio non cancella la giustizia, ma impedisce che diventi indifferente alla vita. E ricorda al suo popolo di essere stato straniero in Egitto. È come se dicesse: non dimenticare ciò che hai vissuto. Sai che cosa significa essere vulnerabile, dipendere dalla decisione di qualcun altro, non avere la possibilità di difenderti. Non fare al tuo fratello ciò che un tempo hai subito.
Il comandamento dell’amore ci chiede proprio questo: guardare la realtà anche dalla parte di chi è più debole. Possiamo conoscere le parole della Legge e non accorgerci di chi ha bisogno di noi. Possiamo difendere le nostre ragioni senza domandarci che cosa stia vivendo l’altro.
L’amore di Dio non è una realtà da custodire soltanto nella preghiera. Si traduce in un modo diverso di guardare le persone e di usare ciò che abbiamo. Non possiamo rispondere a ogni bisogno, né risolvere ogni sofferenza; possiamo però smettere di essere indifferenti a quella che ci passa accanto.
Forse, allora, la domanda iniziale va posta diversamente. Non: come faccio a fare tutto? Ma: che cosa non posso permettermi di dimenticare, mentre faccio tutto il resto?
Chi, oggi, rischia di passare la notte al freddo perché io possa conservare le mie ragioni, le mie comodità o le mie sicurezze?
Il mantello del povero ci ricorda che l’amore, a volte, comincia da qualcosa che abbiamo tra le mani e che possiamo restituire. Amare Dio con tutto il cuore significa anche questo: non dimenticare il fratello.