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Domenica, 27 Novembre 2016 11:35

Messa alla Radio Vaticana: “I giorni dell’attenzione”

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messaDi seguito l’omelia del Parroco P. Davide Carbonaro OMD pronunciata durante l’Eucarestia presieduta nella Cappella dell’Annunciazione del palazzo  Pio e trasmessa dalla  Radio Vaticana Domenica 27 novembre I di Avvento.

La Chiesa comincia un tempo speciale un tempo di attesa e di vigilanza, un tempo di vicinanza e di solidale prossimità. Tutto si fa più vicino il cielo e la terra, Dio e l’uomo. Un tempo in cui anche chi non è interessato agli eventi della salvezza, o vive distratto nel suo mondo indifferente, cerca in qualche modo frammenti dell’umana vicinanza. Occorre, come dice l’apostolo Paolo, in ogni modo, approfittare di questo tempo favorevole  di prossimità e di ricerca nel quale impariamo l’arte della pace, che non scaturisce dai nostri compromessi, o dagli aggiustamenti di relazioni più o meno riuscite, ma è un dono che viene dall’alto, che visita spesso i cuori inquieti e desiderosi di un incontro fedele. E mentre l’avvento ci insegna l’arte della pace, ci purifica, aiutando a trasformare in una sorta di artigianato spirituale, le armi affinate della superbia e dell’egoismo, in cuori che contengono il bene e mani che spezzano il pane e la vita, perché le distanze siano colmate e i desideri dei poveri siano saziati. Così l’avvento segna il passo dell’uomo credente, che cammina, sosta, scruta il cuore, apre gli occhi verso un orizzonte che è più vasto delle sue piccole attese. Allora i suoi passi s’intrecciano con quelli di Dio che non si stanca di cercare l’umano, che lo raduna dalle sue innumerevoli dispersioni e lo invita a ritrovare l’unità del suo cuore. E mentre la notte della storia non sembra terminare e le tenebre annebbiano la nostra speranza, l’invito dell’apostolo non si concentra in una disarmata attesa, ma ordina di “gettare” ciò che di oscuro e disorientante  alimenta le nostre tenebre, “indossando” quella luce che appare sul volto di Cristo e che indirizza quanti a lui fanno appello. Tale orientamento verso il Signore Gesù che da senso alla nostra attesa e la riempie di gioia, non si conclude con le brevi settimane che la liturgia ogni anno ci fa vivere, ma segna il ritmo quotidiano che muove la speranza di chi attende colui che viene e non delude. Sant’Agostino indicava questa esperienza spirituale nell’intuizione mistica: “ci hai fatti per te ed il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te!” Già! L’inquietudine del cuore umano, quella sensazione che ci fa capire che non bastiamo a noi stessi e che non siamo noi la pienezza della realtà. Siamo fatti per ritrovare noi stessi nell’alterità. L’odierna pagina evangelica non ci è stata trasmessa per alimentare le nostre paure del domani, o per raccontarci il volto di un Dio crudele che ci aspetta per la resa dei conti. Questo racconto evangelico posto come chiave di lettura del tempo di avvento, alimenta la sana inquietudine del cuore, perché i discepoli del Signore non vivano i ritmi del quotidiano - mangiare bere, prendere moglie o marito- come inconsapevoli contenitori del nulla, ma come spazi dove accade qui e ora la salvezza. Così i “giorni della superficialità” che appaiono come il male del nostro tempo, hanno il dovere di trasformarsi nei “giorni dell’attenzione”. Occorre: “L'attenzione vigile delle sentinelle, allora ti accorgi della sofferenza che preme, della mano tesa, degli occhi che ti cercano e delle lacrime silenziose che vi tremano. E dei mille doni che i giorni recano, delle forze di bontà e di bellezza all'opera in ciascuno, ti accorgi di quanta luce, di quanto Dio vive in noi” (E. Ronchi). Accorgersi un verbo da declinare con rinnovato interesse nelle nostre chiese, nelle comunità, nelle famiglie in questa nostra società spesso frammentata, individualista e rissosa. Accorgersi che l’altro esiste, che non è identificabile con il suo errore o che non viene a rubarmi i miei spazi o le mie sicurezze. Accorgersi pone i presupposti di una amicizia possibile che vince i pregiudizi e le ragioni dell’indifferenza. Accorgersi indica che il Signore viene in mille volti e cuori segnati dal male e dalla violenza. La forza della preghiera e la garanzia della vigilanza. Saranno esse a determinare non quando si compirà la venuta del Signore, ma come e con quale atteggiamento possiamo evitare ciò che deturpa, umilia e ruba le nostre già fragili esistenze . Tuttavia la promessa garantisce che  il Signore viene con tutti i suoi santi ed ogni volta che un figlio della beatitudine evangelica si affaccia sulla terra, anticipa il ritorno di Cristo con la bellezza e la santità della sua vita. Ma in questo atto ultimo e primo della storia, il mistico tempo dell’avvento gravido di vita e di speranza ci accompagna per mano, invitandoci a risollevare il nostro capo guardando alla statura di Cristo, alla misura del suo amore.  E’ lui che sigilla la nostra speranza. apre il nostro futuro. Il suo nome è “compimento”. Niente è lasciato sospesa nella creazione che grida: vieni! Vieni a riempire di senso la storia, a dare risposte sicure alle fragili attese. Se nei nostri tempi si assiepano dense nubi che minacciano gli orizzonti della vita umana, la tua Parola ultima, definitiva è il “canto nuovo” che aspettavamo, è il ritmo della marcia che ci fa salire sul monte ed elevare il capo perché la nostra salvezza è certa. E’ il tempo dell’attesa, è il tempo che permette un distacco dalle cose che passano e fissa lo sguardo su ciò che resta. Tu rimani per sempre, ultimo atto della storia, in questo rincorrersi di eventi, mentre deponiamo la fragilità del piccolo seme nei solchi del nostro tempo perché germogli e porti frutti di Vangelo. Ogni gesto ogni parola suscitati dallo Spirito Santo, nonostante la precarietà dell’accadere, sono la firma della tua presenza dentro gli eventi che si compiono non per caso, non per un fragile destino, ma per un progetto d’amore dagli orizzonti ampi, dalle braccia distese quanto sono distesi i cieli. Venga il Tuo regno! La nostra voce s’intreccia con quella di Gesù, venga la tua mano a curare i cuori spezzati, a guarire le relazioni fragili, a cercare ciò che era perduto.  Il tuo Avvento come un ladro, attimo fuggente nella notte che splende sulla storia umana. “Liberaci dal male”, canta la Chiesa dopo aver pronunziato la Preghiera del Signore. Questa richiesta di libertà fa eco al grido vieni! “Senza di te siamo sommersi in un gorgo di tenebre”; senza il tuo lieve sussurro la nostra voce non ha più forza, senza il tuo sguardo di cielo i nostri orizzonti si spengono, senza il tuo passo vigile, le nostre strade si perdono.


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