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itendees
Domenica, 03 Marzo 2019 07:20

Maestri?

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commento 03-03-19Ha la stoffa del buon educatore Gesù. Ci sta portando fuori da noi, vuole il meglio per noi. Allora possiamo scegliere educatori a basso costo gli yes man che continuamente ci dicono quello che vogliamo, e sarà un cammino che condurrà in un vicolo cieco. Oppure sceglieremo come compagni di viaggio, maestri che ci educheranno a sbrogliare la tela del vivere, altri che ci faranno sognare, altri persino sorridere. Solo Gesù ha la pretesa di dirci con schiettezza: il male che vedi negli altri è anche il tuo. Lasciarsi educare a questo, ci fa solidali è più indulgenti. Guardare la pagliuzza nell’occhio del fratello, significa fermarsi alla superficie. L’occhio è la finestra del cuore e “l’uomo dal buon tesoro del suo cuore trae il bene”. Da dove le nostre fatiche relazionali e spirituali? Dall’atteggiamento che ci rende calcolatori dai “giudizi presuntuosi e cattivi”. Gesù dirà: se il tuo occhio è cattivo tutto il tuo corpo lo sarà. Rimanere radicati in questo atteggiamento, o sostare nella presunzione di essere all’origine del bene altrui, significa raccogliere i frutti acerbi del nostro discepolato. Le spine e i rovi spuntarono nel giardino dell’Eden quali frutti della scelta autosufficiente di Adamo, origine di ogni idolatria. Con essi continuiamo ad edificare le siepi dei templi innalzati all’io e al suo desiderio di dominio sull’altro. Fichi ed uva invece, sono i frutti maturi della terra promessa. Essi fecondano quando l’umanità si lascia accompagnare, purificare, guarire dal suo Signore. Quando porta a compimento il suo viaggio non da sola, ma in quella compagnia solidale sostenuta dal perdono. Un cristianesimo che respinge, rifiuta e giudica, non ha posto nella Chiesa. Allora, lasciamoci setacciare dalla Parola di Dio, dal suo sguardo premuroso e amante. La pagliuzza nell’occhio del fratello può essere una opportunità di guarigione per ambedue, basta non fermarsi alla superficie delle cose e compiere il faticoso pellegrinaggio dentro se stessi, facendo i conti con i propri limiti. Solo dopo questo cammino a volte dolorose e liberante, potremo toglierci a vicenda le reciproche ferite dagli occhi, che inquinano il cuore.

Davide Carbonaro
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