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Sabato, 09 Marzo 2019 08:11

Figli amati e amabili

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commento 10-03-19Anche questa Quaresima comincia con una promessa che troverà il suo compimento nella Pasqua. La Parola è vicina a te, è sulla tua bocca e nel tuo cuore. Noi diremmo: è a portata di mano. Sarà la parola ultima di Dio sul peccato e sulla morte che si realizzerà nella Pasqua di Gesù. La promessa di una vicinanza, contraddice la solitudine. La Quaresima non è un tempo solitario, né fatto per solitari. Fin dall’inizio la Chiesa ha pensato questo periodo per i grandi raduni. Insieme camminiamo, insieme ascoltiamo, nella comunità decidiamo il cambiamento della vita che ha il volto della riconciliazione. Anche Gesù uscito fuori dalle acque del Giordano, dopo aver avuto conferma dall’alto di essere “Figlio di Dio”, è come preso per mano dallo Spirito per essere condotto nel Deserto. Il deserto accende la memoria biblica, non è un luogo qualsiasi, è lo spazio concreto dove Dio ha educato il suo popolo ad essere Figlio. Egli ha camminato con la sua gente, li ha nutriti, sollevati nel tempo della prova. Israele ha scoperto nel deserto la sua vera identità, ma lo ha fatto con tanta fatica. La Chiesa torna volentieri ogni anno nella Quaresima a lasciarsi educare dal Padre di Gesù. In questa scuola di amore, egli torna a sussurrare nel cuore parole che sono Spirito e Vita. Deserto traduce l’espressione ebraica midbar. Letteralmente “lontano dalla parola”. Ma da quale parola? Quella umana, quella fatta di vuoto chiasso; quella del tentatore che inganna il cuore e semina il sospetto su Dio su se stessi e sugli altri. Il deserto allontana da questa fragile e velenosa parola umana e avvicina alla Parola di Dio, nutriente, liberante, disarmante. Ecco che Gesù, anche lui figlio di un arameo errante, come me e come te riguardo alla carne, ma Figlio di Dio riguardo allo Spirito, entra nel deserto non per rimanerci. C’è un tempo fissato per la prova: quaranta giorni. Poi Gesù ha fame. La prima tentazione è quella di trasformare la realtà. Gesù ci insegna a rimanere nella nostra fame, rivendicando un altra fame: quella di Dio. La penitenza e la mortificazione quaresimale, non sono delle fughe dalla realtà, ma ci educano e ci conducono alla verità di noi stessi, accendendo la nostra memoria: il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e braccio teso. Signore ti ringraziamo per questa Quaresima che ci educa, cioè ci porta fuori dai nostri inganni, ci conduce per mano dentro la nostra realtà di Figli amati e amabili. Perché: “Chi abita al riparo dell’Altissimo passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente”.

Davide Carbonaro
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