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itendees
Sabato, 18 Gennaio 2020 15:10

Prima di me

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Ti aspettavamo potente e tu, ti presenti come servo. Ti abbiamo conosciuto come il Dio dei sacrifici e delle alleanze e tu, ti manifesti come offerta per la nostra salvezza ed amico dell’umanità. Scrutavamo la tua gloria veniente dall’alto e tu, ci sorprendi venendo dal basso. Ti desideravamo nei palazzi del sacro, dove il santo è separato dal profano e tu, vieni a dimorare la fragile tenda della carne. Roba da far venire le vertigini ai profeti, ai giusti, ai santi e tu, ti sei mischiato con i peccatori. Eccolo il Messia, il Servo intravisto da Isaia, destinato ad essere luce delle nazioni e salvezza fino ai confini della terra. Non un Messia per pochi dunque, ma per tutti. Per tutto l’uomo che è riportato in Gesù alla sua vera natura: quella divina. Questa dovette essere la sorpresa dello sparuto gruppo di discepoli che seguivano il grande Giovanni Battista, profeta austero del deserto, dove la Parola si era fatta spazio nel cuore dei cercatori di Dio. Quel “dopo di me”, indicativo del discepolato, è amplificato dal “prima di me e avanti a me” che segnala Gesù superiore alla parola del profeta. E’ Giovanni a fare un passo indietro invitando i suoi a fare un passo avanti, verso Gesù, che non solo riemerge dalle acque, ma s’immerge in mezzo ad una umanità assetata di Dio. Ancora lo sfondo del deserto che tira fuori il meglio ed il peggio dei suoi figli. Lì, la sabbia purifica lo spirito ed abilita all’ascolto. La Parola si concretizza nell’indice di Giovanni. Non un Messia forte, audace, convincente, potente; ma un agnello, mitezza del gregge, destinato ad una morte infame. Il deserto è stato da sempre testimone dei capri espiatori inviati a morire tra le sue faglie, in quel punto che è geograficamente il più basso della terra. Ora Giovanni intravede in Gesù l’Agnello senza macchia, preso dal gregge di Dio, perché il suo sangue versato una volta per tutte, rimetta in circolo la vita divina. Che strano modo di amare. Per riscattare l’uomo dal dominio della morte Dio ha donato suo Figlio. Gesù è l’Agnello che non va più nel deserto, ma si immerge nel mondo per cercare e salvare ciò che era perduto. Gesù non toglie solo momentaneamente i peccati, le nostre piccole e grandi trasgressioni, toglie, sradica il peccato che ne è l’origine. Allora ben vengano quei “segnalatori” della presenza di Dio nella nostra vita, che con l’indice puntato non ci giudicano, ma ci amano; non si sostituiscono a noi, ma s’incaricano di mostrarci con la loro vita la strada della salvezza.


Davide Carbonaro

Letto 146 volte Ultima modifica il Mercoledì, 29 Gennaio 2020 15:26
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