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Venerdì, 10 Gennaio 2020 15:27

Veniente

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Di attese se ne erano accumulate tante, in quei trent’anni di silenzio e di quotidianità vissuti da Gesù a Nazareth. E’ dal silenzio che egli proviene, scendendo tra il fragore delle acque del Giordano e quello della folla che confessa i propri peccati a Giovanni, suo parente nella carne, e profeta per vocazione. Forse altre volte si sono ritrovati sulle rive del fiume che discende nel cuore della terra, evocando racconti di salvezza e di liberazione. Israele vi passò per entrare nella terra promessa. Elia lo attraversò per salire in cielo e consegnare la profezia ad Eliseo. Gesù vi si immerge, mettendosi in fila con la folla, con quella umanità scartata e senza speranza, che vede in Giovanni asciutto e austero, l’essenza della profezia, la nostalgia dell’incontro liberante. E se il cuore ammicca in Giovanni i tratti del messia veniente, la sua voce distoglie lo sguardo su di un altro. Viene da lontano, dalla periferia lo sconosciuto figlio dell’anonima città di Nazareth, nel quale: “appare tutta la grazia di Dio che porta salvezza”. Trent’anni di silenzio per apprendere l’arte dell’umano, ed ora immerso in quelle acque cariche di umanità, perché noi potessimo ascoltare la voce che reca liete notizie in Sion. Il Vangelo che annunzia: Dio si riveste della nostra carne. Giovanni lo aveva detto: Egli è più forte e vi immergerà nello Spirito Santo e nel fuoco. La Voce su Gesù viene dall’alto dai cieli aperti. Quel Vangelo viene dal Padre che esce dal silenzio. Silenzio che non è solitudine, chiusura, riservatezza. Il vero amore tace, l’orgoglio grida. La voce del Padre uscita dal silenzio, ha parole d’amore: Questi è il mio Figlio oggetto del mio compiacimento. I cieli si aprano perché il Padre si rivela nel Figlio per mezzo dello Spirito come colui che genera e ama una nuova umanità. Oggi siamo anche noi immersi nell’acqua e nello Spirito con Gesù amato e generato dal Padre. Quelle parole sono per lui e per noi, che nel battesimo, siamo resi partecipi della divina umanità. Gesù è immerso nel dialogo intimo con il Padre, segreto silenzio che genera la continua relazione tra Dio e l’uomo, tra il cielo e la terra. Non ci sono più confini, muri, cortine. Tutto è aperto: il cielo si apre, la terra si apre, il velo del tempio si apre, i cuori si aprano, quando Dio diventa ospite e pellegrino nella nostra umanità.


Davide Carbonaro

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