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Sabato, 17 Settembre 2022 15:47

Figli della luce

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Ci sconcerta leggendo la parabola la lode della furbizia. Ci irritano le parole di Gesù che loda il servo disonesto. Se questo accade siamo sulla buona strada perché le parabole con il loro linguaggio paradossale invitano a rivedere le nostre false immagini di Dio. Gesù insegna sulla strada verso Gerusalemme. E’ profondamente radicale il suo parlare come quello dei Profeti preoccupati di non difendere il sacro o il potere, ma la verità conservata in quella Parola che abbraccia i poveri, autentica  ricchezza di Dio.  Seguire Gesù lungo la strada lasciando che il nostro sguardo fissi il suo, significa abbracciare, la sua povertà, il suo abbassamento. Che cosa ha a che fare la scaltrezza con la luce? Gesù chiede al discepolo, a me a te, di tenere gli occhi ben aperti. E’ la luce che ci permette di agire, le tenebre imprigionano il cuore. L’amministratore disonesto trovò proprio nel fallimento la via di uscita dalla prigione che aveva generato attraverso il suo agire. Gesù va verso Gerusalemme e con lui falliranno le false immagini che portiamo di Dio, saranno affisse alla croce. Il vero discepolo è come Gesù, fedele a quel poco che genera il molto. L’amministratore non è attaccato alle logiche dell’economia terrena, ma è fedele a quell’economia divina che toglie ai ricchi per donare ai poveri. E se la parabola fosse un’interpretazione delle parole che Gesù pronuncia nel Padre nostro? Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori. E se chiave di lettura della parabola fosse il perdono? In effetti, l’amministratore rimette ai debitori una parte dei debiti contratti con il padrone.  In definitiva, l’amministrato disonesto si comporta come il padre della parabola dei due figli: tutte e due persi e ritrovati, tutte due oggetti della ricca misericordia del Padre. Anche qui, l’arte narrativa della parabola, sta nella prospettiva in cui il lettore è chiamato a porsi. Se ci immedesimiamo in uno dei debitori l’effetto non è di sconcerto ma di gratitudine. Non vi ho chiamato servi ma amici dirà Gesù. Puntare sull’amicizia è stata la salvezza dell’amministratore di beni non suoi. I poveri saranno le porte aperte del cielo, quelle che sulla terra sono state chiuse dalla disonesta ricchezza.

Davide Carbonaro

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