2018

L’Arcivescovo Fisichella a Campitelli: “La medicina di Dio è la sua fedeltà”

Fisi1“Cosa può dire a noi oggi dopo quattro secoli la figura di un sacerdote, di un uomo come Giovanni Leonardi?” Si è domandato l’Arcivescovo Salvatore Fisichella Presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione durante la solenne concelebrazione da lui presieduta nella Chiesa di Santa Maria in Campitelli, per ricordare gli ottanta anni dalla canonizzazione del Fondatore dei Chierici Regolari della Madre di Dio. Contestualizzando la testimonianza del Santo fra i grandi nomi ed eventi della cultura e della scienza del XVI secolo, ne ha delineato i tratti, in un’altra “storia fatta di santità” che segnala le sue evidenti “dialettiche” . In quei secoli turbolenti: “troviamo situazioni di peccato e di violenza a cui corrispondono momenti di grazia e di santità”. Tuttavia, prosegue l’Arcivescovo Fisichella, la domanda iniziale rimane ancora davanti a noi con la sua pretesa di risposta: “Cosa dice Giovanni Leonardi all’uomo di oggi?” E’ evidente come: “La santità del Leonardi parla all’uomo di ieri come anche all’uomo di oggi, perché egli rimane, nonostante il trascorrere dei secoli ed il passare delle culture, con le sue domande fondamentali: Chi sono io, chi vorrei essere, chi dovrei essere? Le domande che toccano sempre e in ogni caso, l’intimo ed il profondo di ciascuno di noi”. Così, “San Giovanni Leonardi diventa attuale ai nostri giorni, perché è il sacerdote che più di altri si è incontrato con l’esigenza della riforma della Chiesa. Anche nel nostro tempo sentiamo parlare spesso di riforma”. Ed è proprio davanti a questo orizzonte che le domande poste riguardano la nostra esistenza personale. “Chi sono io, come posso vivere da discepolo di Cristo e del Vangelo? In che modo la mia vita può contribuire affinché la Chiesa sia sempre nel mondo immagine gioiosa, convincente e credibile del volto di Gesù”. Alla luce della Parola di Dio ascoltata e alla luce dell’esistenza e della santità di San Giovanni Leonardi, ha proseguito Fisichella, possiamo rispondere alla sollecitazione della nostra contemporaneità. Innanzitutto il Leonardi: “ci insegna quanto sia necessario oggi tenere Cristo al centro, e ripartire da Cristo, perché se non si riparte da lui, se il mistero della nostra esistenza non è posto alla luce del Dio fatto uomo, non riusciremo mai pienamente a capire chi siamo, quale è la nostra vocazione e a che cosa siamo chiamati”. Tra le espressioni care al santo lucchese troviamo: “Abbiate Cristo avanti a tutte le cose. Non è uno slogan - accentua l’Arcivescovo - è un criterio di vita cristiana”. L’apostolo Paolo ha richiamato nella prima lettera ai Corinti, quanto la nostra esistenza debba assomigliare a quella di un “amministratore, di un servitore; e a chi è ministro ed amministratore si richiede di essere fedele”. Ed è in tal senso che San Giovanni Leonardi: “Ha confidato molto nella fedeltà, ha scritto pagine estremamente interessanti, profonde ed attuali sulla fedeltà come via alla santità. Egli era convinto quanto fosse importante mantenere sempre innanzi agli occhi la fedeltà di Dio, per poter capire in che modo possiamo essere fedeli come lui è fedele. Ed è la fedeltà di Dio nell’amore, la fedeltà di Dio nella misericordia, nonostante il peccato e l’allontanamento dell’uomo. La medicina di Dio è la sua fedeltà, il suo essere sempre vicino ed accanto”. Davanti a questa prospettiva - prosegue Fisichella - mentre ripartiamo da Cristo incontriamo: “la Vergine Madre che il Leonardi ha pregato e venerato come la Theotokos, la Madre di Dio, colei che ha dato alla luce il Verbo, e che continua nella Chiesa a generare nuovi figli discepoli del Figlio. Si tratta della fedeltà di Maria al progetto di Salvezza che Dio le ha chiesto di accogliere nella sua esistenza personale. E lei che tiene fisso lo sguardo su suo Figlio”. Con lei “si riparte sempre da Cristo. Non ci si può allontanare da lui”. In definitiva, “la prima riflessione per capire chi siamo e per realizzare una vera e reale riforma della Chiesa, deve essere quella di mettere Cristo al centro”. Attraverso questo orientamento il Leonardi ci riporta ad una seconda considerazione: “essere amministratori fedeli significa farsi strumento nelle mani di Dio, corrispondere alla vocazione che ci è stata data offrendo tutto di noi stessi, senza trattenere nulla per sé”. In tal senso alla luce del Vangelo ascoltato, possiamo dire: “quanto questo santo fosse stato portatore di pace”. Al tempo del Leonardi viveva a Roma San Filippo neri amico del papa Clemente VIII. Tant’è vero che fu Filippo ad introdurre nella corte pontificia Giovanni dopo il suo esilio da Lucca. Tuttavia, “quando il Papa ha avuto bisogno di inviare un pacificatore, non ha mandato Filippo, ha mandato Giovanni Leonardi. Lo ha mandato a Napoli perché mettesse pace tra il Viceré ed il Vescovo di Nola . Poi a Montevergine ed in molte altre istituzioni, Instancabile nel portare pace”. E’ Luca nel Vangelo, a darci il senso di questa “pace”. “In qualunque luogo voi entrerete le vostre prime parole siano pace. Pace a questa casa, pace a quanti piangono. Essere costruttori di pace, fare in modo che la pace, attraverso l’azione delle nostre mani, possa diventare Dio. Quanti momenti di pace siamo chiamati a realizzare nella nostra vita quotidiana. All’interno delle nostre famiglie quando ci muoviamo per la strada , nel mondo del lavoro”. Siamo ovunque “strumenti di pace e di serenità, capaci di lasciarsi plasmare da Dio per essere strumenti di ciò che è l’evidenza, la tangibilità del suo amore”. Scriveva San Giovanni Leonardi: “Non si può esigere dagli altri ciò che io non faccio. Una regola di vita semplice ma che mette al bando la presunzione di puntare il dito per indicare agli altri quello che devono fare, e non comprendere che si diventa credibili solo nella misura in cui la nostra testimonianza è espressione di quanto il Vangelo richiede”. In conclusione l’Arcivescovo Fisichella ha ricordato come sia necessario andare “al cuore della Chiesa: l’evangelizzazione”. Il Leonardi insieme ad altri fondò il Propaganda Fide ed in tale contesto il suo pensiero non fu soltanto per le terre lontane, anche se egli visse nel tempo delle grandi scoperte. C’è un pensiero che nel santo lucchese è pregnante: “Il Vangelo non deve essere portato soltanto in modo geografico, ma deve raggiungere il cuore dell’uomo. Ecco che cosa è evangelizzare oggi, cos’è la nuova evangelizzazione: raggiungere il cuore dell’uomo, riportare l’uomo a se stesso”. In un tempo in cui l’umano è confuso ed allontanato dalla propria umanità, occorre evidenzia Mons. Fisichella: “Riportare con l’annuncio del Vangelo l’uomo a se stesso”. In questi giorni Papa Francesco ha donato alla Chiesa una sua riflessione sulla santità. Egli scrive che: “la santità è il volto più bello della Chiesa ed è per ciascuno di noi una chiamata” da vivere offrendo testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, per diventare santi. “Oggi vediamo la bellezza di Giovanni Leonardi che dopo più di quattro secoli continua ad esercitare nella Chiesa il fascino di dedicarsi a Cristo con tutto se stesso nel servizio alla Chiesa, perché il Vangelo giunga dovunque senza conoscere alcun limite. Prendiamo la sua espressione finale: se volete santificare siate santi. Siamo qui per celebrare il santo mistero della nostra fede deponendo sull’altare noi stessi, chiediamo al Signore che attraverso l’intercessione di San Giovanni Leonardi, la nostra vita possa essere una chiamata alla santità”.


18 aprile 2018