Nella santità Giovanni Leonardi raggiunse la statura di Cristo
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Ebbe in cuore di rinnovare la Chiesa con il “primato di Cristo” e “la medicina del Vangelo” San Giovanni Leonardi (1541-1609) ultimo dei santi della Riforma cattolica canonizzato 80 anni fa il 17 aprile del 1938 da Papa Pio XI. Il santo speziale di Lucca proclamato Patrono dei farmacisti nel 2006 da Benedetto XVI, ricorda ancora oggi come il profondo rinnovamento spirituale ed istituzionale passa attraverso il servizio esclusivo e disinteressato del corpo ecclesiale “senza servirsi della Chiesa”. Così scriveva a Papa Paolo V Borghese nel Memoriale per la Riforma universale della Chiesa (Cf. Liturgia delle Ore, IV, 1385-1386): “Si presentino agli sguardi di quanti vogliono riformare come specchio di ogni virtù e come lucerne poste sul candelabro”. E proseguendo nel richiamare la nobile arte appresa da giovane: “Chi vuole operare una seria riforma religiosa e morale deve fare anzitutto come un buon medico. Un’attenta diagnosi dei mali che travagliano la Chiesa per poter essere così in gado di prescrivere per ciascuno di essi il rimedio più appropriato”. Nell’udienza del 7 ottobre 2009 Papa Benedetto XVI mostrava nella figura del Leonardi il “fascino” del Vangelo reso vivo ed attuale. Cosicché, la sua preoccupazione di rinnovamento del corpo ecclesiale: “mostrando la misura alta della vita cristiana”, rimane di grande attualità. Il Santo “intuì quale fosse la vera medicina per i mali spirituali e la sintetizzò nell’espressione Cristo innanzitutto, Cristo al centro del cuore, al centro della storia e del cosmo”. In tale misura: “non c’è male che in lui non trovi rimedio. E’ la sua ricetta per ogni tipo di riforma spirituale e sociale”. La voce profetica del Leonardi risuona ancora oggi nelle esortazioni vibranti con le quali Papa Francesco richiama la riforma coraggiosa e creativa della Chiesa e di conseguenza dell’intera società umana. Così l’incontro sincero e personale con il Signore Gesù autentico “centro che attrae la persona umana” (Cf. EG 130) diventa il “rimedio” irrinunciabile per la guarigione del “corpo ecclesiale”, tanto che l’annuncio del Vangelo: “sarà una base per ristabilire la dignità della vita umana […] quale rimedio ai mali della città degli uomini” (Cf. EG 75). Nell’esortazione Gaudete et exultate sul cammino della santità dei discepoli di Gesù, che Papa Francesco in questi giorni dona alla Chiesa, egli afferma come: “Ogni Santo è una missione ed un progetto del Padre per riflettere ed incarnare in un momento determinato della storia un apetto del Vangelo” (GE 19). In tal senso prosegue il Pontefice: “La misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la forza dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita sulla sua” (GE 21). Ecco perché rileggendo i segni della santità che si rivelano in una “straordinaria ordinarietà” ciò che “bisogna contemplare, è l’insieme della vita di un santo, il suo intero cammino di santificazione” (GE 22). Fu un “processo secolare” quello che portò il Leonardi alla santità nella Pasqua del 1938. Dopo la sua morte avvenuta il 9 ottobre del 1609 e la prima biografia del Servo di Dio composta da P. Giuseppe Bonafede, i religiosi della Congregazione fondata a Lucca nel 1574 ed elevata ad Ordine nel 1622, iniziarono i processi canonici (rispettivamente a Lucca e a Roma) nel 1626. Tra le numerose pagine che raccolgono le testimonianze dirette di chi visse accanto al Leonardi, quella di un suo contemporaneo, San Giuseppe Calasanzio fondatore delle Scuole Pie che così testimoniò al processo: “Quanto la cognizione di detto Padre, dico averlo conosciuto nel tempo di Clemente Ottavo, col quale ho avuto pratica intrinseca, mentre egli è stato in Roma sino alla sua morte. Io dopo, che lo conobbi per li molti discorsi avuti seco, sempre ne feci stima di persona ornata di lettere e di ottime virtù”. Tali virtù furono riconosciute in modo straordinario da Benedetto XIV nel 1757. Sarà Pio IX il 10 novembre del 1861 ad ascriverlo nell’albo dei Beati. La causa fu riassunta il 3 febbraio 1934 in seguito ai due miracoli occorsi per la canonizzazione: la guarigione del giovanissimo Vittorio Lamberti da osteomielite flemmosa settica, avvenuta a Napoli nel 1926 e quella di Don Gennaro Nappi parroco di San Trifone in Marzano (Nola) guarito da un’ulcera varicosa alla gamba sinistra nel settembre del 1931. Già in occasione delle celebrazioni del terzo centenario di Propaganda Fide Pio XI, aveva definito il Leonardi: “Apostolo della nuova Pentecoste nella Chiesa” (AAS, XIV, 1922, 344). Il suo nome sarebbe risuonato nuovamente nella solenne mattina di Pasqua il 17 aprile del 1938. Tempi difficili vissuti dalla Chiesa e dal Pontefice. L’ingerente arroganza dei regimi totalitari e l’approvazione delle leggi razziali in Italia, fecero del Papa un “contestatore solitario” dal magistero solido e dalla voce legata alla intramontabile verità del Vangelo. Sulla loggia delle benedizioni in piazza San Pietro si ergeva il drappo delle canonizzazioni con i tre nuovi santi posti come modelli. Essi, affermava il Pontefice nell’omelia: “Sorgono in questo nostro tempo come validissima difesa della religione e della civiltà”. Il gesuita Sant’Andrea Bobola martire; San Giovanni Leonardi e San Salvatore da Horta dei frati minori. Additando la figura del Leonardi così Pio XI lo presentava al Popolo di Dio: “Entrato nella Celeste Patria per aspera ad astra (dalla fatiche della vita alla luce divina) […] lo possiamo imitare nello zelo della sua anima […] nella castità della vita, nella santità della preghiera e nell’amore per la penitenza. E nello stesso modo emulare l’impegno zelante per l’apostolato. Egli non ritenne per sé lo splendore delle sue virtù e l’altezza della perfezione, ma richiamò anche altri e persino i lontani alla retta via. Anzi, ricondusse gli animi ribelli al porto della sicurezza. Fu bene amato dal clero, mentre egli lo animava nella divina pietà e nell’ardore. Infine, lasciata da parte ogni cosa non ebbe altro gran desiderio se non quello di annunciare il Vangelo a tutti i popoli che giacciono nell’ombra della morte, risollevandoli nella luce e nella grazia di Gesù Cristo”. (Cf. AAS, V, 1938, 151-154). Una santità incarnata continuamente illuminata dall’amore per Cristo e al servizio del popolo di Dio, capace di leggere i segni dei tempi con intelligenza e discrezione. E quanto chiediamo per la Chiesa del nostro tempo invocando l’intercessione di san Giovanni Leonardi perché siano fasciati i cuori affranti e sanate le ferite dell’umanità.