2026

“Fermatevi, siete tutti fratelli”: il richiamo di Mons. Sangalli al Precetto pasquale delle ACLI Roma

“Fermatevi, siete tutti fratelli”: il richiamo di Mons. Sangalli al Precetto pasquale delle ACLI Roma

Questa mattina le ACLI Roma hanno celebrato il tradizionale Precetto Pasquale con una solenne Celebrazione Eucaristica presso la Parrocchia di Santa Maria in Portico in Campitelli.

La Santa Messa è stata presieduta da Sua Eccellenza Monsignor Samuele Sangalli, che ha guidato i presenti in un intenso momento di preparazione spirituale ai giorni del Triduo Pasquale.

Alla celebrazione hanno preso parte diverse autorità civili e istituzionali, tra cui il consigliere dell’Assemblea Capitolina Yuri Trombetti, intervenuto in rappresentanza del Sindaco di Roma, e il presidente della Commissione Giubileo di Roma Capitale Dario Nanni. Erano inoltre presenti i direttori e i rappresentanti della Presidenza regionale, provinciale e nazionale delle ACLI.

Nel corso dell’omelia, il Vescovo ha offerto una profonda riflessione sul significato del Mercoledì Santo, soffermandosi in particolare sulla figura di Giuda e sul dramma del tradimento, letto come esperienza umana sempre attuale. Le sue parole hanno guidato l’assemblea a riconoscere il rischio dell’indurimento del cuore e la tentazione di allontanarsi dalla logica evangelica del servizio, della fraternità e del dono di sé.

Di seguito il testo integrale dell’omelia:

Cari fratelli e sorelle,

mentre sono imminenti i giorni del Triduo Pasquale, oggi, trovandoci a celebrare insieme, come ACLI di Roma, il precetto pasquale, le letture della liturgia del Mercoledì Santo ci presentano le pagine tenebrose del tradimento di Giuda.

Più volte avevano già tentato di catturare ed eliminare Gesù ma, solo attraverso il tradimento di un amico – il colpo più terribile che un uomo possa ricevere! – anche il Figlio di Dio viene eliminato.

Sullo sfondo si stagliano due figure: quella del traditore, con i suoi motivi reconditi per arrivare a questo gesto, e quella, carica di compassione, di Gesù.

Ripeto: fino in fondo non sappiamo le ragioni del tradimento ma, dall’umana esperienza di questi casi, possiamo desumere che Giuda si sia per primo sentito tradito, insoddisfatto, in qualche modo deluso nelle sue attese e così ha chiuso il suo cuore, scambiandolo, come abbiamo ascoltato, per trenta denari d’argento.

È il dramma della nostra vita: l’indurimento del cuore di fronte a un Dio che non opera secondo i nostri piani ma che ci invita a seguire una logica diversa: quella del servizio, della fraternità, del dono di sé.

Giuda è sordo a questo linguaggio e lo sentiamo nostro fratello quando anche noi ci facciamo conquistare dalla logica della potenza, della competizione ad ogni costo, del risentimento.

Conformemente alla profezia di Isaia che abbiamo ascoltato nella prima lettura, Gesù, di fronte al cuore indurito di Giuda e nostro, sa comunque “indirizzare una parola allo sfiduciato”. È la parola della condivisione, dell’accoglienza e del desiderio di comunione che ci ricorda il testo evangelico appena letto: “Farò la Pasqua da te con i miei discepoli”.

Gesù volle fare Pasqua anche con Giuda, fino alla fine, come oggi vuole fare Pasqua con ciascuno di noi, senza – come abbiamo ascoltato dal profeta – “sottrarre la sua faccia agli insulti e agli sputi, il suo dorso ai flagellatori, le sue guance a coloro che gli strappavano la barba”.

Nella sua dedizione per noi uomini e nel suo perdono, ci ricorda, come ha evidenziato domenica scorsa Papa Leone XIV, menzionando le tristi guerre in atto: “Fermatevi! Ricordatevi che siete tutti fratelli!”.

Chiediamo dunque al Signore, perché la nostra Pasqua sia vera, di accogliere il suo invito e preghiamo così:

Ti preghiamo,
Signore della croce,
di farci comprendere cosa significa
che doni la tua vita per noi!

Donaci di capire come questa offerta
ci riscatta da molte viltà e paure.

Signore, siamo anche noi, sempre, nella folla,
tentati di tradirti come Giuda,
storditi da tante situazioni che sembrano morte, irreparabili.

E guardiamo a Te,
per vedere, un po’ cinicamente, come te la caverai;
se qualcosa può succedere ancora
tra noi morti dentro.

Fa’ che possiamo sostare sul tuo sguardo,
pieno di compassione;
che possiamo sentirci nascere dentro,
nella profondità del nostro dolore,
vera condivisione e dunque vita nuova.

Sii tu stesso, Signore, a riparare questa nostra casa che va in rovina,
salva la nostra società corrotta e impaurita,
dona coraggio a noi che alziamo gli occhi
verso i cieli aperti e verso la Tua gloria
di Crocifisso Risorto.

Amen.

Al termine della celebrazione, Arnaldo Di Stefano, a nome delle ACLI, ha rivolto un sentito ringraziamento a Monsignor Samuele Sangalli e a tutti i convenuti. Sono intervenute anche la presidente Santina Di Giorgio e la vicepresidente delle ACLI Roma Lidia Borsi, che hanno rivolto un augurio a tutti i presenti in vista della Pasqua, richiamandosi alle parole dell’omelia del Vescovo e sottolineando, in questo tempo segnato da incertezze e difficoltà, l’importanza di riscoprire la fraternità, la speranza e il senso autentico della comunità, affidando questo cammino all’intercessione di Maria.