2026
Santa Maria in Campitelli e la memoria viva della stazione quaresimale
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Nel cuore di Roma, la chiesa di Santa Maria in Campitelli ha accolto anche quest’anno la celebrazione della stazione quaresimale, custodendo una tradizione antica che continua a parlare alla Chiesa di oggi. Non si tratta soltanto di un rito, ma di un cammino spirituale che intreccia storia, liturgia e conversione personale.
A ricordare la profondità di questa tradizione è anche una significativa iscrizione latina presente nella chiesa, che riporta una concessione di Papa Pio IX. In essa si fa memoria del Martedì della Settimana Santa, quando questa diaconia accoglieva la solenne colletta, e si sottolinea come il Pontefice avesse concesso ai fedeli riuniti per la celebrazione il beneficio delle indulgenze legate alle stazioni quaresimali. È un segno concreto di come la pratica delle stazioni non fosse soltanto devozionale, ma inserita pienamente nella vita spirituale della Chiesa come occasione di conversione e di grazia.
Proprio dentro questa cornice si è collocata l’omelia del parroco, che ha offerto una lettura intensa e attuale del Vangelo, soffermandosi sui temi del tradimento e del rinnegamento. Tuttavia, il punto di partenza non è stato l’uomo, ma Cristo.
Gesù – è stato sottolineato – sa ciò che sta per accadere: conosce il tradimento di Giuda e la fragilità di Pietro. Eppure non cambia atteggiamento. Rimane, ama, si dona. In questo contesto acquista un significato decisivo il gesto del boccone offerto a Giuda: un segno di amicizia e di intimità, compiuto proprio nel momento in cui il discepolo si sta chiudendo.
Questo gesto diventa così la chiave interpretativa dell’intero Vangelo: mentre l’uomo si allontana, Dio non si ritrae. Anzi, si fa ancora più vicino. Il tradimento e il rinnegamento non sono solo il racconto di una caduta, ma la rivelazione di un amore che non viene meno.
L’omelia ha quindi messo in luce la differenza tra le due figure evangeliche. Giuda riceve il gesto di Gesù ma rimane chiuso: non si lascia toccare ed entra così nella sua notte interiore. Pietro invece, pur nella sua caduta, si lascia raggiungere dallo sguardo del Signore: il suo pianto diventa inizio di conversione. La differenza, dunque, non sta nell’errore, ma nella relazione con la misericordia. Non è il peccato a dire l’ultima parola, ma la disponibilità ad accogliere l’amore di Dio.
Alla luce di questa riflessione, la celebrazione stazionale si è confermata come un invito concreto a vivere la Quaresima nella verità: riconoscere le proprie fragilità e lasciarsi raggiungere, proprio lì, dalla misericordia del Signore.
