2026
Custoditi nello sguardo del Padre
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La Parola di Dio di questa XII Domenica del Tempo Ordinario ci consegna una delle espressioni più ricorrenti e consolanti della Scrittura: «Non abbiate paura» (Mt 10,26).
Gesù pronuncia queste parole mentre prepara i suoi discepoli alla missione. Non nasconde le difficoltà, non promette un cammino privo di ostacoli, ma invita a guardare oltre ciò che può spaventare il cuore. La paura accompagna ogni esperienza umana: il timore del giudizio, del fallimento, della solitudine, della perdita. Non è un segno di debolezza, ma una realtà con cui ciascuno è chiamato a confrontarsi.
Il Vangelo non chiede di eliminare la paura, ma di non lasciarsi dominare da essa. Per tre volte Gesù ripete il suo invito alla fiducia, ricordando che il Padre conosce e custodisce la vita di ciascuno dei suoi figli.
Per spiegare questa verità, Gesù sceglie un'immagine semplice e sorprendente: quella dei passeri. Creature piccole e apparentemente insignificanti, eppure nessuna di esse sfugge allo sguardo di Dio. Se il Padre si prende cura di ciò che agli occhi del mondo sembra poco importante, quanto più custodisce la vita di ogni uomo e di ogni donna.
A questa immagine Gesù ne affianca un'altra ancora più intensa: «Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati». Non è una curiosità, ma il linguaggio dell'amore. È il modo con cui il Signore ci ricorda che nulla della nostra vita gli è indifferente. Conosce le nostre fatiche, le nostre speranze, le ferite che portiamo nel cuore e i passi che siamo chiamati a compiere.
Spesso spendiamo molte energie cercando l'approvazione degli altri o lasciandoci condizionare dalle nostre paure. Il Vangelo, invece, ci invita a fondare la nostra vita su uno sguardo diverso: quello del Padre che ci conosce e ci ama prima ancora dei nostri successi e dei nostri fallimenti.
La paura non scompare magicamente. Cambia però quando scopriamo di non essere soli. La fede non consiste nell'assenza delle difficoltà, ma nella certezza di una presenza che ci accompagna.
E forse è proprio qui il cuore del messaggio evangelico: non diventare persone senza paura, ma imparare a fidarci di Dio più di quanto ci fidiamo delle nostre paure. Perché quando ci sappiamo custoditi nel suo amore, troviamo la libertà di vivere, di scegliere e di amare.
La domanda che la liturgia consegna a ciascuno di noi è semplice e profonda: quali paure stanno guidando oggi le nostre scelte? E siamo disposti ad ascoltare la voce del Signore che continua a ripeterci: «Non abbiate paura»?